Il Tirreno

Pistoia

La “tartara” di Pistoia capitale

di Alessandra Tuci
La “tartara” di Pistoia capitale

La carne e i formaggi di casa nostra ispirano il giovane vincitore di MasterChef

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PISTOIA. Diciannove anni, volto simpatico e carisma da vendere. Valerio Braschi, vincitore di Masterchef 6, ha talento e idee chiare. Ospite d'onore di "Gusta Pistoia", il tour tra le eccellenze enogastronomiche della Capitale italiana della cultura 2017, ha assaporato la nostra città per quattro giorni (da giovedì a domenica), attraverso una full immersion in alcuni famosi ristoranti e locali pistoiesi, accompagnato da cittadini e turisti curiosi.

Nato a Cesena il 5 ottobre del 1997, ma residente a Santarcangelo di Romagna, Valerio racconta di essersi avvicinato ai fornelli già intorno a 3-4 anni, per poi dilettarsi nella preparazione di cibi a 15 anni, vuoi anche per la particolare passione culinaria trasmessagli dai genitori.

Qual è il tuo stile in cucina e quali sono i tuoi gusti personali nel cibo?

«Diciamo che il mio stile si allontana un po' da quello territoriale che c'è qui a Pistoia e che mi ha colpito molto. Il mio è uno stile abbastanza avanzato, più sull'asiatico-fusion. Adoro il cibo asiatiaco, penso che sia una cucina eccezionale. Per quanto mi riguarda, punto sull'innovazione, non avendo le basi solide dei cuochi con anni di esperienza alle spalle».

Quando hai deciso di partecipare a Masterchef, perché e come hai affrontato la sfida?

«Ho partecipato perché i miei amici mi hanno quasi costretto - dice Valerio, sorridendo - Mi hanno assillato fino a che non l'ho fatto. Poi, però, ho preso la sfida seriamente, come tutte le sfide. Perché, in fondo, ho sempre pensato che fosse un'opportunità che mi era stata data».

Come ha cambiato la tua vita la vittoria a Masterchef?

«In meglio sicuramente. Mi ha dato e mi sta dando tante opportunità di lavoro. In questo momento ho davvero bisogno di pensare a dove andare».

Valerio svela di aver ricevuto già diverse offerte allettanti da tutta Italia, una, ad esempio, dal famoso chef Bruno Barbieri. Ma, ancora, non ha preso decisioni, e si gode anche un po' la vittoria del momento.

«Intanto vorrei fare gavetta in un grande ristorante. Poi, un domani, chissà, magari aprirne uno tutto mio».

Un tuo ristorante iIn Italia?

«Ni. Vedremo. Non lo so».

Ti piace Pistoia e la sua cucina?

«Molto. La conoscevo ma non c'ero mai stato. Per quanto riguarda la cucina locale mi piace soprattutto questo fatto della territorialità dei cibi, di usare prodotti che si sa da dove vengono. La mia cucina invece è diversa».

Cosa consigli ai giovani come te che cercano di inseguire un sogno?

«Di provarci. Magari non funziona, ma almeno non hai il rimorso di non averci provato. Io c'ho provato ed è andata bene. Può andare benissimo anche ad altri».

Un piatto che creeresti per Pistoia capitale italiana della cultura?

«Sicuramente qualcosa con i formaggi: ne ho scoperti di spettacolari qui e che non conoscevo. E poi la carne anche, veramente buona. Magari creerei una tartara un po' rivisitata. Una “tartara pistoiese” direi».

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