Attenzione
Liquidazione inevitabile per il Cespevi
Nessuna proposta di acquisto delle quote, la Camera di commercio non vede alternative allo scioglimento della società
PISTOIA. Sembra oramai segnato il destino del Cespevi. Dopo la lunga attesa, la ventilata possibilità di una cordata per salvarlo e due bandi per la cessione delle quote andati deserti, l'unica strada percorribile è quella della liquidazione.
A dirlo, e non con poco rammarico, è Stefano Morandi, presidente della Camera di Commercio di Pistoia,che è l'ente che detiene l'80% delle quote del Centro di sperimentazione per il vivaismo (mentre il restante 20% è in mano alla fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia). Una soluzione, quella della liquidazione, che potrebbe essere accantonata solo in presenza di un offerente in grado di acquistarne lequote. Opzione improbabile. La procedura di liquidazione potrebbe iniziare anche entro la fine di questo mese.
«Presumibilmente è l'unica via possibile - spiega Stefano Morandi - non ci sono, ad oggi, condizioni per procedere diversamente. Noi, come Camera di Commercio, dobbiamo uscirne per forza, come ci impone la legge e, siccome siamo soci di maggioranza, possiamo uscirne solo attraverso la liquidazione, visto che anche i due bandi per la cessione delle quote sono andati deserti. Purtroppo non c'è stato alcun tipo di interesse da parte di chi è nel settore. Tante sono state le proposte ma, nei fatti, nessuno si è mosso. Bisogna prendere atto che ciò che andava bene vent’anni fa oggi non va più bene. Appena verrà nominato il liquidatore seguiranno tutti gli scenari del caso: vendita delle quote, vendita dei terreni e così via. Sono operazioni lunghe e complesse, che richiederanno anche qualche anno per la loro conclusione».
«È un peccato che questa esperienza non possa andare avanti. E i vincoli di legge sono sempre più stringenti - continua Morandi - L'unica alternativa sarebbe stata che qualcuno si fosse fatto avanti per rilevare le quote della Camera di Commercio. A questo punto la liquidazione potrebbe iniziare anche nell'arco di questo mese. Inutile perdere altro tempo, sarebbe un danno anche alla società: se ci fosse anche una sola prospettiva concreta avrebbe senso aspettare. Poi saranno la giunta e l'assemblea della società a decidere, ma il destino del Cespevi sembra essere segnato».
«La Fondazione ha solo una piccola parte delle quote - il commento che arriva dalla Fondazione Caripit- Avendo così poco viene a mancare anche qualsiasi potere di autonomia per agire».
E, in vista della liquidazione, ci si chiede anche che fine faranno le piante officinali provenienti dall'Inghilterra e donate dal professore Alain Touwaide alla nostra città tre anni fa: 750 specie per 3.250 piante. «Potenzialmente il più grande parco officinale d'Europa – spiega Alessandro Pagnini, presidente Uniser Pistoia – Noi come Uniser avevamo proposto alla fondazione Caript di creare una cooperativa di studenti che accudisse queste piante. Oggi sono dei volontari ad occuparsene, grazie anche all'aiuto di alcuni ex studenti dell'istituto Agraria. Sono piante molto appetibili, di cui una parte verrà portata al giardino ortofrutticolo di Firenze per uso pubblico. Stessa cosa ci hanno chiesto anche da Montecatini e da Pisa».
Ma, nonostante le innumerevoli richieste, Pagnini auspica che queste piante possano rimanere a Pistoia, nonostante il futuro incerto del Cespevi.
«Sto lottando con tutto me stesso per tenerle qui - conclude Pagnini - la Fondazione Caripit è l'unica che potrebbe fare qualcosa: queste piante sarebbero una linfa vitale per Pistoia».
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