Attenzione
Una task force a difesa delle opere di Marini
Il Nucleo antifrode diretto da Maria Teresa Tosi ha portato alla luce in 33 anni 5.000 casi di falsi. Solo 1.100 i lavori attribuiti al grande artista pistoiese
PISTOIA. "Cavalli" e "Cavalieri", ma anche "Pomone" e ritratti. Bronzi, gessi, litografie e oli su tela. Sono oltre seimila, in trentaquattro anni di attività, le opere d'arte, provenienti da tutto il mondo, che la Commissione scientifica "antifrode" della Fondazione Marino Marini ha analizzato per verificarne la paternità dell'artista pistoiese, tra i maggiori influenti dell'arte novecentesca. Di queste opere, solo 1.100 sono state riconosciute autentiche, e certificate come tali: 341 sculture, 115 dipinti e 762 fra disegni e tempere.
Immenso il valore artistico ed economico di questo "patrimonio sommerso" , disseminato in ogni angolo del globo. Basti pensare che l'attuale valore di mercato di una scultura equestre, tra i soggetti più amati e prodotti da Marini, va dai due ai cinque milioni di euro. A decretare l'autenticità di un'opera di Marino Marini - e l'enorme felicità o grandissima delusione del proprietario - è una speciale task-force, unica nel suo genere e operante solo a Pistoia, formata da tre esperti delle opere mariniane. Maria Teresa Tosi, direttrice del museo della Fondazione Marino Marini, Alfredo Coen, amico di vecchia data di Marino, e Flavio Fergonzi, docente della Scuola Normale Superiore di Pisa.
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La Commissione scientifica, istituita nel 1984 - ma che solo oggi svela i numeri del suo operato - ha come unico obiettivo l'attività di tutela dell'opera e della memoria di Marino Marini. Ogni anno, con cadenza quadrimestrale, esamina oltre un centinaio di opere per certificarne, o meno, la reale paternità dell'artista. Ma solo una su sei risulta effettivamente opera autografa. Tra le opere che più frequentemente passano al vaglio della commissione, piccole sculture, di cavalli e cavalieri, ma anche sculture monumentali e dipinti di grandi dimensioni. Queste ultime, provenienti in larga parte dagli Stati Uniti dove, negli anni '50, Marini realizzò una sterminata produzione pittorica.
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Ma come si distingue un'opera autografa dell'artista pistoiese da una falsa? Prima di tutto, la comparazione dell'opera con il catalogo della produzione mariniana redatto dalla moglie dell'artista, Mercedes Pedrazzini, conosciuta come Marina. Un elenco dove sono registrati i dati "curricolari" dell'opera, che vengono poi incrociati con i dati di tracciabilità dell'opera (come i passaggi di proprietà). «Occorrono poi esperienza e capacità di analisi - commenta Tosi, che fa parte della commissione sin dalla sua istituzione nel 1984 -, ma a giocare un ruolo fondamentale è anche l'enorme impatto emozionale che scaturisce quando ci si trova di fronte a un'opera di Marino. Un colpo d'occhio che lascia senza fiato». Tra i tratti distintivi delle pittorie di Marini, l'immediatezza del tratto del colore, con pennellate continue che non staccano mai il pennello dalla superficie, un estremo equilibrio nelle proporzioni e un'attenta analisi della firma, che è quasi sempre per esteso e «di difficilissima riproduzione». «Più difficile, invece - prosegue la direttrice del museo pistoiese - identificare la paternità delle sculture».
Ai proprietari delle opere autografe viene rilasciato un certificato di autenticità, mentre quelle non riconosciute come tali vengono registrate in uno speciale catalogo, così - in caso di ritorno dell'opera al vaglio della commissione - il diniego è immediato. «È sempre un'enorme gioia - conclude Tosi - trovarsi di fronte a nuove opere di Marino e decretarne l'autenticità. A Pistoia arrivano persone da tutto il mondo. Poter dire loro che l'opera è autentica è il valore aggiunto della nostra attività».
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