Sicurezza
Cassero, Comune all’attacco «Pronti a essere parte civile»
Dopo il sequestro, sindaco e giunta non fanno sconti a PistoiAmbiente «Certo qualcosa non ha funzionato. Se c’è chi ha sbagliato, ora deve pagare»
CASALGUIDI. «Valutiamo la possibilità di costituirci parte civile. Appena verrà ravvisata l’eventuale sussistenza degli estremi in questo senso, procederemo di conseguenza». Lo dice il Comune di Serravalle, che reagisce con una nota firmata dal sindaco Patrizio Mungai e dai suoi assessori al blocco della discarica del Cassero da sabato, disposta dalla magistratura. Ma tutta la politica ieri ha detto la sua sulla vicenda.
Tutto nasce dal provvedimento di sequestro preventivo chiesto dal sostituto procuratore Luigi Boccia, accolto dal giudice per le indagini preliminari Maria Elena Mele, che ha emesso l’ordinanza, eseguita sabato mattina dai carabinieri della stazione di Casalguidi con l’apposizione dei sigilli all’ingresso dell’impianto. Evidentemente i rilievi, i campionamenti del materiale incendiato tra il pomeriggio del 4 luglio 2016 e la notte del 5, devono aver portato nelle mani del pubblico ministero risultati che, a distanza di otto mesi, hanno impresso una svolta all’indagine.
Il fascicolo, lo ricordiamo, inizialmente era stato aperto con l’ipotesi di incendio doloso. Pochi giorni prima del rogo – e il fatto era stato denunciato ai carabinieri – era stata trovata una recinzione tagliata. Ma ora la procura sembra pensare che nessuno abbia appiccato l’incendio volontariamente. Le fiamme, invece, sarebbero divampate per la combustione di materiali che lì non avrebbero dovuto esserci, contenenti un’alta quantità di idrocarburi. Sul registro degli indagati, per incendio colposo, sono finiti il presidente di PistoiAmbiente, società che gestisce il Cassero, Alfio Fedi, e il direttore tecnico Michele Menichetti. Nuovamente contattato dopo la notizia dell’indagine che lo riguarda, Fedi ha ribadito che i legali di PistoiAmbiente stanno studiando gli atti consegnati dai carabinieri. «Appena avremo elementi certi, usciremo con una nota stampa».
Prende invece posizione, come detto, la giunta di Serravalle. Da oltre 20 anni una convenzione tra PistoiAmbiente e Comune consegna nelle casse dell’ente il 7,5% lordo del fatturato della discarica: circa 800mila euro ogni anno. «Se c’è qualcuno che ha sbagliato - afferma Mungai - deve pagare. Certo qualcosa non ha funzionato alla discarica, come avevamo già detto e sottolineato in consiglio subito dopo l’incendio». La giunta è «preoccupata», ma allo stesso tempo «esprime fiducia nell’operato della magistratura, che siamo certi fornirà un quadro chiaro al più presto».
Il richiamo affinché i tempi della giustizia siano celeri non è casuale. Non solo perché ogni giorno di chiusura il danno economico per Comune e società aumenta, ma perché l’impianto dev’essere comunque “gestito”. «Deve esserne garantita la sicurezza, anche in questa fase», sollecita Mungai. Che conclude: «Auspichiamo che gli indagati collaborino in modo proficuo, per fare chiarezza anche sulla loro posizione».
«Intanto - interviene Elena Bardelli, di FdI-An - mi viene in mente l’assemblea pubblica successiva al rogo, in cui il responsabile Arpat ha insistito nel dire che i materiali coinvolti erano rifiuti non pericolosi». Bardelli non risparmia critiche alla giunta: «Nella composizione della commissione speciale sull’incendio il sindaco non ha voluto la presenza di un tecnico di laboratorio esterno, da noi proposto. Alla luce di quanto è successo risulta davvero grave l’atteggiamento del presidente di PistoiAmbiente, che ha rifiutato la visita in discarica della commissione speciale istituita per volontà del consiglio».
Tiziana Gori
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google