Sicurezza
Sigilli alla discarica del Fosso del Cassero
Disposto il sequestro preventivo: secondo la procura è stata la cattiva gestione a determinare l’incendio del 4 luglio
CASALGUIDI. Sigilli alla discarica del Cassero. La notizia del sequestro preventivo disposto dalla procura della Repubblica di Pistoia si è diffusa nella tarda mattinata di ieri, comunicata da Alfio Fedi, presidente di PistoiAmbiente, al sindaco di Serravalle Patrizio Eugenio Mungai. Ma le motivazioni del decreto sono emerse solo al termine di una giornata costellata di voci e di interventi di natura anche politica: secondo la procura è stata la cattiva gestione dell’impianto a determinare l’incendio del 4 luglio scorso; e per scongiurare il ripetersi di un simile evento ha disposto lo stop all’attività; indagando per il reato di incendio colposo e per la violazione delle prescrizioni di legge, lo stesso Alfio Fedi e il direttore tecnico della discarica, l’ingegnere Michele Menichetti.
«Intorno a mezzogiorno - ha spiegato il sindaco di Serravalle Mungai - ho ricevuto da Fedi una telefonata in cui mi informava che la discarica veniva posta sotto sequestro su ordine della procura».
Sequestro preventivo firmato dal sostituto procuratore Luigi Boccia su disposizione del giudice per le indagini preliminari Maria Elena Mele. I sigilli sono stati apposti in mattinata dai carabinieri della Stazione di Casalguidi. Rintracciato al telefono, il presidente di PistoiAmbiente ha laconicamente commentato che «appena saremo in possesso di tutti gli elementi la società uscirà con un comunicato».
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«Lunedì (domani, ndr) - dice Mungai - chiederemo alla procura le motivazioni del sequestro. Al momento sappiamo che è legato all'incendio di luglio». Mungai ha informato la giunta e i capigruppo dei partiti in consiglio comunale. Alle sei del pomeriggio è invece uscito con un comunicato su facebook il capogruppo di Serravalle Popolari e Riformisti, Federico Gorbi: «Da fonti attendibili ho saputo che la discarica del Cassero è stata sequestrata per la presenza di rifiuti pericolosi non ammissibili in questo tipo di impianto. Istintivamente ho pensato alla possibile motivazione del giudice. Stavo per uscire con un comunicato, perché otto mesi mi sembravano un periodo di tempo troppo lungo per avere risposte. Nell’immediatezza del fatto PistoiAmbiente parlò di un gesto doloso. La settimana prima era stata trovata una recinzione tagliata. Se dalla causa esterna si passa a una causa endogena è possibile che la procura ipotizzi una cattiva gestione, una mescolanza di rifiuti che per autocombustione hanno dato vita all’incendio. Come successe vent’anni fa».
L’attività della discarica al momento dunque si ferma. Da ieri nessun camion esce o entra al Fosso del Cassero per conferire rifiuti.
In base alla convenzione vigente tra Comune e PistoiAmbiente all'ente locale va il 7,5% del fatturato del gestore. Cifra che, annualmente, varia in media dai 750mila agli 800mila euro. Si profila dunque un danno economico non indifferente per società e Comune.
Dopo l'incendio, la discarica fu tenuta chiusa per quasi un mese e riaperta il 1 agosto su disposizione della Regione, per ricominciare a lavorare a pieno regime da settembre. La decisione della riapertura non fu vista di buon occhio né dalla giunta né dalle opposizioni. «Ripresero i conferimenti - ricorda Gorbi - nella cella per rifiuti contenenti amianto e nelle aree non interessate dall’incendio, ma prima che fossero implementate le misure cautelative richieste e che si fossero capiti i veri motivi dell’innesco. La Regione disse che il sistema economico della Toscana sarebbe entrato in crisi con una chiusura prolungata».
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