Il Tirreno

Pistoia

Discarica del Cassero, due gli indagati per incendio colposo

di Massimo Donati
Discarica del Cassero, due gli indagati per incendio colposo

Per il pm presidente e direttore tecnico avrebbero accettato rifiuti con un elevato tasso di idrocarburi. L'avvocato difensore di PistoiAmbiente: la relazione dell'Arpat diceva cose opposte

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SERRAVALLE. I reati ipotizzati dalla procura di Pistoia nella richiesta di sequestro poi accolta dal gip del tribunale sono quelli di incendio colposo e di violazione della normativa sui rifiuti, in particolare delle prescrizioni dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale necessaria per l’esercizio di alcune tipologie di installazioni produttive che possono produrre danni ambientali significativi. Come appunto una discarica di rifiuti.

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Per tali reati, il pm titolare dell’inchiesta sull’incendio del 4 luglio scorso, Luigi Boccia, ha iscritto nel registro degli indagati il legale rappresentante di Pistoiambiente, il presidente Alfio Fedi, e il direttore tecnico dell’impianto, Michele Menichetti. A rappresentare l’azienda, l’avvocato Fabio Celli, del foro di Pistoia.

«Si tratta – spiega il legale – di un provvedimento che parte dal presupposto che, in base alla relazione dei due consulenti della procura depositata a dicembre, l’incendio sia da ricondurre al fatto che nella discarica sarebbe stato accettato il conferimento di rifiuti con caratteristiche incompatibili. Il dettagliato ragionamento tecnico che fanno i consulenti è che alcune tipologie di rifiuti conferiti avevano un tasso di idrocarburi troppo alto e sarebbero perciò stati accettati in modo difforme alle prescrizioni dell’Aia».

Un profilo di responsabilità colposa comunque quello contestato: i rifiuti arrivano già classificati dal produttore e su di essi sono previsti solo controlli a campione.

«Fra l’altro – sottolinea l’avvocato – l’Arpat aveva concluso i propri accertamenti con un esito completamente diverso. Dopo tutta la sua attività di controllo aveva detto che non c’erano elementi che facessero pensare a una gestione che potesse aver facilitato l’incendio. Che tutto era risultato regolare, dall’ingresso dei rifiuti alla loro messa a dimora».

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