Sicurezza
Investì e uccise una donna: arresto-bis
Considerato latitante dalla giustizia, il giovane è stato bloccato dalla Polstrada dopo un appostamento sotto la casa dei genitori
PISTOIA. Alla guida di una Honda Cbr 600 priva di assicurazione, domenica 26 settembre 2011 aveva investito sulla Porrettana la maestra Carla Pierinelli, 72 anni. La donna spirò poco dopo a Careggi per le gravi ferite riportate. Mentre Endri Memokondaj, all'epoca 21enne, si dava alla fuga. Il giovane fu rintracciato due giorni dopo dalla Polizia Municipale di Pistoia, grazie ad una testimonianza (un uomo che era riuscito a prendere parte della targa e a riconoscere il tipo di moto) e alle videocamere di sorveglianza presenti nei pressi di Villa Giorgia, davanti al cui ingresso era avvenuto l'incidente.
Allora Endri Memokondaj, di origine albanese, disse al pm Giuseppe Grieco di non essersi accorto della gravità della situazione, e di essersi allontanato dal luogo dell'incidente per paura di essere denunciato perché senza patente. A distanza di più di 5 anni il nome del giovane torna alla ribalta della cronaca. È stato infatti arrestato giovedì 2 marzo da una pattuglia della Polizia stradale, nella zona industriale di Sant’Agostino. Su di lui pendeva un ordine di cattura della procura di Pistoia, in quanto deve scontare ancora parte della pena a cui fu condannato per quel tragico incidente.
Nel 2012 il tribunale di Pistoia aveva inflitto a Endri Memokondaj 4 anni di reclusione per omicidio colposo e omissione di soccorso. Nel 2014, i 16 mesi che doveva ancora scontare in regime di semilibertà gli erano stati convertiti dal giudice di sorveglianza di Firenze con la misura alternativa – prevista per i cittadini extracomunitari – dell’espulsione dall'Italia. Un provvedimento successivamente ritenuto però illegittimo, in quanto non applicabule a tele tipo di reati. A questo punto, secondo la procura, il giovane, andato in Albania, era da considerarsi irreperibile e nel luglio del 2015 ne aveva ordinato la cattura.
In queste ultime settimane, gli investigatori della squadra di polizia giudiziaria della Polstrada sono venuti a sapere che il giovane era tornato in città. E l’altra mattina si sono appostati sotto casa dei genitori, che da anni vivono a Pistoia. Dall'appartamento di Sant’Agostino hanno così visto uscire un uomo, che si è messo alla guida di un’Audi, dirigendosi verso Agliana. E lo hanno seguito e fermato. Avendo così la conferma che si trattava del ricercato. Che è stato arrestato e trasferito nel carcere di Santa Caterina, a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Un arresto però, secondo il difensore del giovane – l’avvocato Antonio Bertei, del foro di Prato – scaturito da un errore di un magistrato. «Quando al mio cliente restavano da scontare un anno e tre mesi in regime di semilibertà, il magistrato di sorveglianza gli concesse l’espulsione dal territorio nazionale come misura alternativa per tale residuo di pena. Solo dopo il magistrato si rese conto dell’illegittimità di questo provvedimento, e lo revocò. Il mio cliente però era già in Albania. E in seguito non gli è mai nemmeno stato notificato l’ordine di esecuzione».
Fatto sta che, spiega l’avvocato, Memokondaj era tornato in questi giorni in Italia per mettersi in regola con la giustizia. «Ho presentato una richiesta – dice – per ottenere la detenzione domiciliare speciale ed eravamo in attesa della risposta del tribunale. A giorni avrei accompagnato il mio assistito a costituirsi. È estremamente ingeneroso considerarlo un latitante».
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