Il Tirreno

Pistoia

Spacciavano nel bosco armati di machete

Spacciavano nel bosco armati di machete

Incastrati dalle telecamere piazzate tra gli alberi dagli investigatori della Squadra mobile: sei arresti dopo mesi di indagini

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PISTOIA. Uscivano dal folto della boscaglia all’imbrunire. Come predatori della notte. Armati di machete per difendersi da eventuali concorrenti o per intimorire i clienti che facevano troppe storie. Sempre pronti, comunque, a sparire tra il fitto degli alberi nel caso dell’improvviso arrivo delle forze dell’ordine. Una via di fuga ottimale, tale da rendere praticamente impossibile qualsiasi tentativo di inseguimento. Proprio per questo, d’altra parte, avevano scelto quel bosco di Cerbaia, nel comune di Larciano, per spacciare cocaina e marijuana, ai margini di una strada asfaltata ma raggiungibile solo a piedi. Tutte precauzioni che però non sono state sufficienti a tenere lontani gli investigatori della Squadra mobile di Pistoia e le loro telecamere spia.

All’alba di ieri sono stati in sei a finire in manette con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. Sei ordinanze di custodia cautelare concesse dal gip del tribunale al termine di cinque lunghi e complessi mesi di indagine. A finire in cella, sono stati tre fratelli marocchini, residenti a Fucecchio: Redouane Jarmoune, 25 anni, Rachid Jarmoune, 23, e Mohamed Jarmoune, 20. Un loro connazionale, sembra tornato in Marocco, è al momento sfuggito alla cattura.

Ma non ci sono riusciti glialtri tre destinatari del provvedimento cautelari, tutti albanesi, ritenuti i fornitori dei quattro spacciatori: Erdi Shtylla, 28 anni, residente a Casalguidi, Altin Sheta, 43, residente a Lucca, e Arjan Edja, 40, anch’egli residente a Lucca.

Per eludere gli eventuali controlli delle forze dell’ordine lungo la strada, alcuni degli spacciatori, quando dovevano effettuare una consegna, si facevano accompagnare spesso in auto dalla moglie e dai bambini di uno di loro.

I particolari dell’operazione “White wood”, “Foresta bianca” (bianca come la cocaina) sono stati illustrati ieri mattina dal questore Salvatore La Porta e dal capo della Squadra mobile Antonio Fusco.Un’indagine, quella coordinata dal sostituto procuratore Claudio Curreli, nata in seguito alle segnalazioni di alcuni residenti della zona. Una zona “difficile” quella ai margini del Padule di Fcecchio, al confine fra quattro province, piena di luoghi isolati e ricchi di boschi, dove è facile spacciare senza eccessivi rischi. E anche per questo oggetto, nei primi mesi dello scorso anno, di un apposito vertice a Firenze tra le quattro prefetture interessate: Pistoia, Firenze, Pisa e Lucca. Da cui era partito l’input che ha spinto la Squadra mobile a dare il via alle indagini, durate da aprile ad agosto, fatte anche di intercettazioni e uso di telecamere spia nascoste nel bosco di Cerbaia per riprendere le fasi dello spaccio. Mesi nel corso dei quali sono stati arrestati altri due albanesi e sequestrati 200 grammi di cocaina. Che vanno ad aggiungersi ai 28.000 euro in contanti sequestrati ieri mattina nell’abitazione di uno degli albanesi arrestati a Lucca, nel corso dei blitz in contemporanea che hanno visto la collaborazione dei poliziotti del Reparto prevenzione crimine e di unità cinofile di Firenze.

Massimo Donati

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