Gioco
«A Pistoia capitale ritorno al Medioevo»
Parla Giuliano Scarpinato, regista dello spettacolo destinato ai ragazzi che ha scatenato l’altolà dei «terroristi del gender»
PISTOIA. «A Pistoia, Capitale italiana della Cultura, è in atto una censura. Mi auguro non continui oltre, perché ciò che sta accadendo è di una gravità spaventosa. È un ritorno al Medioevo».
Il suo spettacolo per ragazzi, “Fa’ Afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, è stato contestato da forze politiche e associazioni, contrarie alla programmazione dell’opera in orario scolastico e utilizzando soldi pubblici. Adesso il regista Giuliano Scarpinato bolla i detrattori della favola di Alex – che non ha ancora deciso se essere un bambino o una bambina – come «terroristi del gender, pronti a censurare la realtà con le minacce».
L’opera andrà in scena al Bolognini venerdì 27 gennaio, alle 10 del mattino, nell’ambito della rassegna “Piccolo Sipario” per le classi elementari, medie e superiori del Pistoiese. E anche domani, alle 21, con una rappresentazione aperta a tutti.
Scarpinato, lei ha definito il protagonista del suo spettacolo “un bambino dal genere non conforme”. Possiamo parlare di favola gender?
«Assolutamente no, perché quella del gender è una bufala. Uno spauracchio per diffondere panico e paura. Il gender è un artificio retorico creato da gruppi cattolici particolarmente infervorati, sostenuti da forze di destra che hanno inventato la favola del gender, senza alcun fondamento scientifico. Questo è uno spettacolo sull’amore, il rispetto, la comprensione e l’inclusione, contro il bullismo e le discriminazioni. Eppure molte scuole di Pistoia hanno dato forfait. Parteciperanno solo due classi (una delle elementari e una delle superiori). La materia in questione è sensibile e complicata, occorre usare le parole giuste. Invece, chi negli scorsi giorni ha contestato lo spettacolo, lo ha fatto con espressioni terrorizzanti. Nell’incertezza e per non incorrere in possibili guai, presidi e insegnanti hanno preferito annullare la partecipazione. Ma questa non è la norma. Altrove lo spettacolo è stato visto da migliaia di ragazzi, senza alcuna polemica. A Pistoia invece è in atto una censura».
Lei con la sua opera ha girato l’Italia. Vuole dire che Pistoia è l'eccezione al “successo” riscontrato altrove?
«Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Pistoia merita il “blasone” che ha ottenuto (di Capitale della Cultura). Ci sono però frange di persone violente che, come sempre avviene, non ci mettono nemmeno la faccia. Forza Nuova ha minacciato di attuare ogni tipo di iniziativa per impedire la visione alle classi di “Fa' Afafine”. Questa è violenza e non può essere accettata, specialmente nella Capitale della Cultura. Le polemiche che ci sono state a Pistoia e in altre città, come Palermo, rappresentano una minoranza rispetto all’accoglienza generale che abbiamo trovato altrove.
La contestazione principale è che lo spettacolo sia stato riservato alle classi, senza un’informazione preventiva ai genitori. C’è chi parla di “indottrinamento dei bambini a ideologie perverse e contro natura”. I bambini non sono “robottini” programmati per eseguire. Altrimenti con l’esposizione continua alla violenza, alla volgarità di certa televisione, ai filmati di guerra, alle notizie quotidiane, avremmo un esercito di bambini che ammazzano e bestemmiano. Saremmo circondati da piccoli mostri. Per fortuna non è così. Come dimostrano i dibattiti che facciamo dopo ogni spettacolo, con insegnanti e studenti, i bambini sono straordinariamente intelligenti, sensibili e aperti. Non vanno avanti a pregiudizi come gli adulti».
Cosa vedranno i ragazzi sul palco? E anche il pubblico, visto che il primo appuntamento, quello di domani, è stata posticipato dalle 10 alle 21 e sarà aperto a tutti?
«Vedranno la giornata speciale di Alex e dei suoi genitori, che per la prima volta sono chiamati ad ascoltare davvero il figlio. Alla fine il papà si travestirà da donna e la mamma da uomo: un espediente per non farlo sentire diverso e solo. Per dire ad Alex “coraggio, adesso esci dalla tua stanza. Insieme faremo vedere a tutti, a scuola, che i White sono una famiglia molto speciale”».
Teme qualche contestazione fuori dal teatro Bolognini?
«Nessuna. Anzi, invito tutti a venire in platea, ma dubito che lo faranno. Queste persone di solito non varcano la soglia del teatro. E la loro assenza, il loro contestare senza conoscere, è la cosa più grave. Il teatro è per tutti. Deve creare confronto e dibattito.
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