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Pistoia

Sedici anni per le coltellate alla sua ex

Sedici anni per le coltellate alla sua ex

Condannato per tentato omicidio Emanuele Nelli. L’avvocato difensore: «Un processo già celebrato da star televisive»

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PISTOIA. Ricondotto in camera di sicurezza subito dopo la sentenza, prima di lasciare il tribunale per tornare nella sua cella, in carcere, è stato lui a cercare di mitigare l’amarezza del suo avvocato. «Il giudice aveva un compito difficilissimo» gli ha detto, per poi abbracciarlo. È stato condannato a 16 anni di reclusione Emanuele Nelli, trentaseienne autista di Lamporecchio, accusato di tentato omicidio per aver cercato di uccidere l'ex compagna, la madre di suo figlio, colpendola con trenta coltellate la sera del 9 ottobre 2015, sulle colline di Marliana, nei pressi di Momigno.

Il pm Claudio Curreli, al termine della sua requisitoria, la scorsa settimana, aveva chiesto una condanna a 15 anni. Ieri mattina, il giudice dell’udienza preliminare Maria Elena Mele, al termine del processo per rito abbreviato, gli ha inflitto addirittura un anno in più. Complessivamente, considerando lo sconto per il rito alternativo e gli altri reati contestati all’imputato (tentate lesioni aggravate (nei confronti dell'adolescente intervenuto in difesa della donna), violenza privata, violazione degli obblighi di assistenza familiare, atti persecutori, porto ingiustificato di arma da taglio, appropriazione indebita e rapina del cellulare della ex) il massimo della pena.

Intorno alle otto di quella sera, Emanuele Nelli, che una decina di giorni prima era stato dimesso dal reparto di psichiatria dell'ospedale di Empoli, aveva atteso e speronato con la sua auto (da qui l'accusa di violenza privata) quella della ex, appena uscita di casa per andare a cena con delle amiche. L'aveva bloccata, aveva spaccato il finestrino e aveva cominciato a colpirla con un coltello da cucina, con una lama lunga 18 centimetri. Un attimo di tregua per la ragazza era arrivato quando un ragazzo che stava rincasando in scooter si era fermato, aveva affrontato il Nelli, e gli aveva tirato un pugno. Per poi essere costretto a fuggire in cerca di aiuto davanti a quella lama che cercava di colpirlo. Ma tanto era bastato alla ex per uscire dall'auto e rifugiarsi giù nella scarpata. E per far sì che la madre della ragazza (che alla vista del Nelli aveva fatto in tempo a telefonare alla nonna) riuscisse ad arrivare sul posto, appena in tempo - sostiene l’accusa - per salvare la figlia, che, con le mani del Nelli alla gola, stava lottando fra i cespugli per sopravvivere. Secondo gli avvocati difensori, invece, era stato lo stesso Nelli a salvare la ragazza: in un momento di lucidità, aveva desistito volontariamente dal suo intento e aveva mollato la presa.

«Una pena che supera di un anno la richiesta del pm, già elevatissima e incongrua», spiega amareggiato l’avvocato Fausto Malucchi, che difende Nelli assieme alla collega Elena Baldi. «Il problema è che questoprocesso è stato celebrato altrove, non qui» incalza riferendosi alle trasmissioni televisive a livello nazionale in cui il caso era stato ripetutamente trattato, con interviste alla ragazza ferita e alla madre. «Tutti noi non possiamo non essere rimasti condizionati da quei racconti: una cronaca che diventa fiction, con richieste di ergastolo in diretta fatte da star televisive all’ora di punta».

L’avvocato Malucchi attenderà le motivazioni della sentenza per presentare appello. »In termini di giustizia, qui non è stata fatta giustizia. È una pagina nera per la giustizia. Avendo nel cuore i gravi danni patiti dalla vittima di questa vicenda».

I due difensori avevano chiesto l'assoluzione per il loro assistito: non punibile perché incapace di intendere al momento del fatto, come attestato dalla perizia psichiatrica di parte.

Massimo Donati

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