Il Tirreno

Pistoia

Bambino o bambina? Quella favola gender che divide Pistoia

di Beatrice Faragli
Un momento dello spettacolo Fa'Afafine di Giuliano Scarpinato
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Un momento dello spettacolo Fa'Afafine di Giuliano Scarpinato

In scena al teatro Bolognini l’opera di Scarpinato destinata ai ragazzi delle scuole. Secondo alcuni è "inaccettabile diffondere certi messaggi con i soldi pubblici"

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PISTOIA. «Alex ha otto anni e non ha ancora deciso se essere un maschio o una femmina". Sul palco è un bambino-bambina. E' Alexander con le scarpette da calcio ai piedi, ma anche Alexandra dentro al suo abito da principessa. Si intitola "Fa' Afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro" lo spettacolo che andrà in scena al teatro Bolognini di Pistoia il 26 e il 27 gennaio alle 10 di mattina, perché l'opera scritta e diretta da Giuliano Scarpinato è destinata alle scuole medie e superiori. «Possono essere accettate anche le quinte elementari ma - si legge nel sito Teatri di Pistoia - previo specifico contatto con l'ufficio scuola».

«Noi - rispondono però dall'ex provveditorato - non siamo stati informati», nonostante la partecipazione anche di bambini dai 9 ai 10 anni (dicono gli organizzatori). La favola sul terzo genere, o genere non conforme - "fa'afafine" nella lingua delle Samoa indica appunto chi fin da piccolo non si riconosce in un sesso o nell' altro- arriva per la prima volta nella Capitale italiana della cultura e, come successo in altre città, anche a Pistoia viene accolta tra le polemiche. Inaccettabile, per alcuni, che «sia divulgata la teoria gender da un'associazione finanziata con soldi pubblici, in barba al diritto dei genitori di essere informati e di scegliere».

L'altra faccia della medaglia sono gli insegnanti che si preparano al "debutto" con i laboratori tenuti da uno psicologo. «Alcune classi ci hanno già dato conferma, come una quarta della primaria. Altre devono ancora farlo ma prevediamo una buona adesione» spiegano dall' Associazione teatrale pistoiese, che propone lo spettacolo nell' ambito della rassegna "Piccolo sipario". «E' un tema delicato ma non possono esserci censure» mette in chiaro il direttore artistico dell'Associazione, Saverio Barsanti. «Si tratta - sottolinea - di un invito alla tolleranza e alla comprensione, contro il bullismo e ogni tipo di discriminazione. E' un' opera pluripremiata, definita magica, delicata e poetica», anche se Barsanti ammette di non averla ancora vista.

Per il consigliere di Pistoia Domani, Alessandro Tomasi, è invece «pericoloso che un ente come l'Atp, finanziato con soldi (tanti) pubblici, si proponga di divulgare ai nostri figli la teoria gender. Da padre trovo agghiacciante che si vogliano imporre certe visioni ai bambini senza nemmeno averne debitamente discusso con i genitori e aver ottenuto il loro benestare. Lo spettacolo è un ulteriore mezzo di propaganda di un'ideologia cara a certi ambienti radical chic, alla ricerca di una smarrita identità politica».

La consigliera FdI-An Elena Bardelli, del Comune di Serravalle Pistoiese, socio Atp, porterà la vicenda in consiglio comunale per chiedere conto sui soldi pubblici spesi per aderire all'Associazione, «sottratti a servizi più utili e urgenti». Dal canto suo il direttore artistico Barsanti, difende la scelta a spada tratta. «Gli insegnanti - spiega - faranno un laboratorio con lo psicologo Giorgio Testa prima e dopo la rappresentazione, proprio per preparare al meglio i ragazzi. Saranno le scuole a dover informare i genitori. Questa opera - ricorda- ha il patrocinio di Amnesty International Italia. Se mi chiede se Pistoia è pronta, le dico che risponderemo a cose fatte».

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