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Pistoia

Pronto soccorso di Pistoia, esplode la protesta

Pronto soccorso di Pistoia, esplode la protesta

Mancano i letti: pazienti costretti a passare la notte sulle barelle

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PISTOIA. La nonna di Riccardo Martini, novantenne. Il babbo di Cristian Diddi, 84enne. La moglie di Maurizio Ciottoli, cinquantenne. Tutti e tre hanno trascorso la notte tra martedì e mercoledì sulle barelle del Pronto soccorso, in stanze da sei posti che ospitavano otto persone. «Più i parenti via via fatti entrare a visitare i loro cari», spiega Martini. «Un’anziana a un certo punto ha detto che le mancava l’aria».

Sono giorni di fuoco negli ospedali toscani. Da Empoli a Prato, fino ad arrivare a Pistoia e Pescia, i posti letto non bastano, e i pazienti vengono lasciati ore (quando non un giorno intero) al Pronto soccorso su barelle appiccicate l’una all’altra, in attesa di un ricovero che non arriva. I sindacati tornano all’attacco sul problema del personale: sarebbe quella, più che la carenza di letti, la vera spina nel fianco della sanità pubblica. Per lunedì 9 è convocato, su richiesta delle stesse organizzazioni, un incontro con i direttori generali a Firenze.

Dal canto suo l’Asl informa che, dalla fine di dicembre, gli accessi sono aumentati in media del 10-15% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono cresciuti di ben il 31,25% i codici rossi, cioé pazienti gravi che richiedono interventi più lunghi e accurati. Del 22,5% i codici gialli e del 2% i codici verdi. Per fronteggiare il super afflusso è stato necessario mettere a disposizione per ricoveri medici anche posti letto di area chirurgica. Al Pronto soccorso, diversamente dallo scorso anno, gli accessi riguardano prevalentemente pazienti anziani pluripatologici con difficoltà respiratorie e patologie febbrili, insorte in anticipo (anche per le temperature rigide).

«Mia nonna - spiega Riccardo Martini - si è sentita male in tarda mattinata. Lamentava problemi respiratori. Abbiamo chiamato l’ambulanza. Siamo arrivati al Pronto soccorso alle 15 ed è stata visitata alle 21. Ci hanno spiegato che non c’erano posti letto disponibili per ricoverarla, e ha passato la notte in una stanza da sei dove c’erano in realtà otto persone. Anziani stipati su barelle».

«Anche per mio padre, Carlo Alberto Diddi (noto costruttore edile, ndr) abbiamo chiamato l’ambulanza. È arrivato in codice giallo al Pronto soccorso alle 20,45 di martedì. Abbiamo incrociato persone che tornavano al San Jacopo per la seconda, terza volta, perché tutte le volte non c’erano letti per ricoverarli. Gli stessi infermieri si lamentavano di essere in pochi. Fanno del loro meglio, ma così è difficile. Mio padre è stato visitato all’una e mezza. Gl’hanno messo una flebo, ora (intorno a mezzogiorno di ieri, ndr) siamo in attesa della valutazione del medico».

«Poco prima delle sette di sera - racconta Maurizio Ciottoli, di Ferruccia - mia moglie ha avvertito un forte dolore al petto. Abbiamo telefonato al 118 ed è stata portata in ospedale in ambulanza. Un codice giallo. Se ne è trovata davanti undici... È stata presa in carico a mezzanotte. La nottata l’ha trascorsa su una barella al Pronto soccorso, insieme ad altre 50-60 persone. È una situazione che non va, anche se c’è da dire che secondo me in tanti affollano il Pronto soccorso pure per un’influenza».

Tiziana Gori

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