Toscana
Hitachi: l’accordo passa ma la Rsu di Pistoia si scioglie
Pesa il “no” della maggioranza dei lavoratori pistoiesi all’ipotesi di intesa negoziata dai sindacati. Nuove elezioni a febbraio
PISTOIA. Lo stabilimento Hitachi Rail di Pistoia non ha più la sua rappresentanza sindacale unitaria. La Rsu, infatti, è decaduta ieri dopo la formalizzazione delle dimissioni dei due rappresentanti Fim Cisl rimasti (il terzo, Marco Fontana, si era già dimesso il giorno prima) e di due rappresentanti Fiom Cgil.
Le dimissioni, ovviamente, sono dovute ai risultati del referendum sull’ipotesi di accordo sull’armonizzazione degli orari e delle altre regole tra i tre stabilimenti in cui è organizzata Hitachi: oltre a Pistoia, quello di Napoli (altri 800 dipendenti circa) e quello di Reggio Calabria (che conta circa 400 lavoratori). Al voto, l’accordo è stato complessivamente approvato dal 60% circa dei lavoratori del gruppo, e quindi è pronto ad entrare in vigore. Ma a Pistoia, unico dei tre stabilimenti del gruppo, hanno vinto i “no” all’accordo, con 345 voti negativi contro 234. A questo punto ai delegati sindacali, che quell’accordo avevano firmato martedì notte a Roma, a conclusione di nove mesi di trattativa con l’azienda, non è restato che tirare le conclusioni e lasciare il posto.
Con la maggioranza dimissionaria, l’organismo di rappresentanza degli ottocento dipendenti dell’azienda ferroviaria non aveva più possibilità di sussistere. Così, dopo Natale, inizieranno le procedure per il rinnovo dell’organismo, che verosimilmente condurranno a nuove elezioni nel mese di febbraio.
L’accordo sull’armonizzazione era stato sollecitato dai nuovi proprietari del gruppo ferroviario ex Finmeccanica, per omogeneizzare le regole tra i tre poli produttivi, allo scopo di guadagnare in efficenza e produttività. Le regole in questione riguardano le entrate e le uscite dal lavoro, i tempi e le pause e molti altri aspetti della vita interna. A Pistoia la contrarietà all’accordo si è concentrata soprattutto sulla prevista progressiva eliminazione delle pause in alcuni settori dello stabilimento dove si svolgono lavorazioni particolarmente usuranti (verniceria, carpenteria ecc.). Pause introdotte trent’anni fa di fronte al riconoscimento legale della nocività di alcune lavorazioni, ma oggi – questa la filosofia sottesa all’accordo – non più giustificabili dato il progressivo miglioramento dell’ambiente e delle condizioni di lavoro.
Il giorno dopo l’esito del voto, una nota di Antonio Spera, segretario generale dell'Ugl Metalmeccanici e Adelmo Barbarossa, segretario nazionale dell'Ugl Metalmeccanici con delega a Finmeccanica, sottolinea che “l'Ugl Metalmeccanici aveva già ribadito la sua contrarietà non sottoscrivendo quell' ipotesi d'accordo assolutamente distante dalle esigenze dei lavoratori. Il risultato di oggi attesta la nostra forte presenza sia nello stabilimento di Pistoia che in quello di Reggio Calabria e l'azienda non può non tenere conto delle nostre richieste. Nostra unica priorità è garantire certezze valide a tutti i lavoratori e ci batteremo con forza fino a quando non avremo le risposte dovute"
Marco Fontana (Fim), invece, parla apertamente di «amarezza per aver perso un’occasione, quella di far capire che l’azienda non è più in Finmeccanica e che un gruppo mondiale come Hitachi vuole certo il rispetto dei diritti dei lavoratori ma anche regole chiare. Secondo noi l’accordo era buono, semmai ci sarebbe stato da gestire alcune parti, come appunto l’eliminazione delle pause. Di fronte a precise richieste di Hitachi, che era partito chiedendo un azzeramento complessivo, abbiamo cercato di fare il nostro mestiere, arrivando ad un compromesso. L’Ugl è vincitrice, ma con un o al quale non segue nessuna proposta».
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