Gioco
Banca Intesa vuole tutta la Caripit, Fondazione vende le ultime azioni
Il gigante del credito è pronto a pagare circa 85 milioni di euro all’ente guidato da Luca Iozzelli per il passaggio del 16,9% residuo del capitale dell’istituto di via Roma rimasto in mani pistoiesi
PISTOIA. Le voci si rincorrevano in città ormai da mesi, ma ieri è arrivata l’ufficialità: questione di poche settimane, poi la Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia sarà interamente proprietà del gruppo Intesa SanPaolo. Il 16,9% delle azioni dell’istituto di credito di via Roma, ancora in possesso della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, saranno infatti cedute all’azionista di maggioranza, Intesa SanPaolo appunto, che acquisirà così il controllo completo della banca.
Ad annunciare il passaggio, ieri durante l’annuale incontro con la stampa sotto Natale, è stato il presidente della Fondazione Caripit Luca Iozzelli. «La Fondazione – ha detto Iozzelli – otterrà dall’operazione un sacco di soldi. Si parla di 85 milioni, di cui 55 di plusvalenze. Le trattative sono in corso e la loro conclusione dovrebbe essere abbastanza vicina».
Tecnicamente, l’operazione è stata resa possibile dall’opzione che la Fondazione stessa aveva riconosciuto a Intesa SanPaolo nel lontano dicembre 2011, quando ci fu la firma del grande accordo che ridisegnò strategie ed obiettivi della banca pistoiese. Grazie a quella opzione, in mano ai banchieri del colosso milanese, loro avrebbero potuto esercitare in qualunque momento il diritto di acquistare il famoso 16,9% di azioni in una data qualsiasi entro il primo luglio 2022. Il prezzo sarebbe stato quello fissato allora. In cambio, Intesa Sanpaolo aveva riconosciuto una opzione simmetrica alla Fondazione Caripit, in base alla quale quest’ultima avrebbe potuto vendere il suo pacchetto di azioni entro il 30 giugno 2020. Pistoia non ha utilizzato questa opzione, lo ha fatto invece Intesa SanPaolo, nel quadro del processo di razionalizzazione dell’arcipelago delle banche controllate, che dovranno scendere da 16 a 6 soltanto (è il contenuto del piano industriale 2014-2017 del colosso settentrionale del credito).
Insomma, non si tratta di una svolta, ma dell’accelerazione, decisa da Intesa SanPaolo, di un processo che si era già messo in moto nel dicembre 2011, quando la Fondazione Caripit, allora guidata da Ivano Paci, negoziò con la capogruppo Cassa di risparmio di Firenze e con Intesa SanPaolo la discesa nel pacchetto azionario della Caripit dal 40 al 16,9%, ponendo sull’altro piatto della bilancia una nuova “mission” per l’istituto di credito (esssere il braccio operativo di Intesa SanPaolo nelle province di Lucca e Massa, di qui anche il cambio del nome con l’aggiunta della Lucchesia) e il mantenimento del diritto di nominare il presidente, due membri del consiglio di amministrazione della banca e il presidente dei sindaci revisori.
Pochi mesi e, come detto, questo quadro cambierà. Caripit sarà interamente ricompresa nell’orbita di Intesa Sanpaolo e la Fondazione di via de Rossi completerà il divorzio dalla Caripit, cedendo la sua partecipazione in quest’ultima (che peraltro dal 2011 non produce dividendi) ma incassando in cambio 85 milioni di euro, che andranno a consolidare ulteriormente un patrimonio già solidissimo, di 380 milioni di euro circa, tale comunque da garantire – anche su questo Iozzelli ieri è stato rassicurante – un flusso medio di 12 milioni di euro di finanziamenti per la città e la provincia.
Tanti soldi, certo, anche se i pistoiesi dovranno abituarsi a pensare di non avere più una “banca pistoiese” di grandi dimensioni sul territorio, dopo il completamento della cessione delle quote Caripit da un lato e il perfezionamento del passaggio della Banca di Pistoia all’interno di ChiantiBanca, già avvenuto dallo scorso mese di luglio.
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