Il Tirreno

Pistoia

A Pistoia i salari più bassi della Toscana

Valentina Vettori
Operai al lavoro in una serra
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Operai al lavoro in una serra

Lo rileva uno studio del Job pricing di Bergamo. Gioffredi (Cgil): «La crisi da noi morde di più, ma c’è anche tanto nero»

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PISTOIA. Ventiseimiladuecentoquaranta euro annui lordi. È la retribuzione media rilevata nella provincia di Pistoia dall’Osservatorio Job pricing di Bergamo, tramite la classifica Geography Index.

Una cifra che posiziona Pistoia come fanalino di coda delle province della Toscana, dietro Massa Carrara e Arezzo. In regione la retribuzione media è 28.279 euro, e la prima della classe è la provincia di Firenze con una retribuzione di 29.737 euro. A livello nazionale, invece, Pistoia si attesta al settantatreesimo posto, in discesa di due posizioni rispetto al 2015. Lo studio – che stila una classifica degli stipendi medi in Italia, considerando le retribuzioni lavorative di dirigenti, quadri, impiegati e operai nel territorio provinciale – posiziona la città capitale italiana della cultura 2017 nella terza fascia a livello nazionale. Ovvero quella in cui compaiono le province dove si guadagna di meno.

«Si tratta di un dato certamente da contestualizzare – commenta Daniele Gioffredi, segreteria confederale Cgil – ma che trova alcuni riscontri anche con i dati del Centro studi Cgil. Storicamente, infatti, dall’inizio della crisi le province di Pistoia e Massa Carrara sono sempre state agli ultimi posti della Toscana, accusando maggiormente gli effetti del calo del lavoro. Per la nostra provincia il motivo è la conformazione industriale del territorio, dove la stragrande maggioranza delle attività è formata da piccole e medie imprese artigiane e manifatturiere, sulle quali la crisi ha morso più forte, e dove, per forza di cose, la retribuzione media è più bassa rispetto alle grandi aziende strutturate. Dove, invece, i dipendenti sono tutelati da contratti nazionali».

A questo si aggiungono altri fattori. Su tutti, le tipologie di assunzioni nella provincia di Pistoia dove un importante peso specifico è determinato dai contratti a tempo determinato (50,4% nel 2015), e quelli stagionali (11,4%) che registrano retribuzioni relativamente più basse rispetto ai contratti a tempo indeterminato (19,3%). «Bisogna poi considerare che con il prolungarsi della crisi sul territorio la decrescita della produzione industriale (-0,5% nel 2015 rispetto al 2014, -6% rispetto all’inizio della crisi) e il calo del lavoro sono andati aumentando – spiega ancora Gioffredi - Altissima la percentuale delle assunzioni con il cosiddetto part time involontario, circa il 70% dei contratti in provincia, dove a fronte di minori ore lavorate diminuisce anche lo stipendio, così come il largo ricorso alla cassa integrazione che, numeri alla mano, vede retribuzioni medie di 750 euro. Un capitolo a sé, poi, è determinato dal fenomeno del lavoro nero, piuttosto diffuso sul nostro territorio, e che sfugge al calcolo delle retribuzioni».

«La gravità della situazione però non è ancora così evidente – ribadisce Gioffredi – perché la nostra è una provincia parsimoniosa dove, a fronte del calo del 13% del reddito familiare dal 2007 a oggi, il territorio ha retto bene grazie alla stratificazione della società formata dallo zoccolo duro di pensioni e depositi bancari. A lungo andare, però, questo non sarà più sufficiente, e allora la situazione potrebbe aggravarsi». L’auspicio, come sempre, è che l’economia torni a livelli di crescita accettabili e si getti dietro le spalle una volta per tutte la crisi che ha provocato uno stillicidio di tracolli di aziende e di conseguenza un calo di dipendenti e fatturati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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