Gioco
Sos Caritas: non si ferma la marea dei poveri
Cresce il numero delle persone che si rivolge all'associazione per un aiuto: Pistoia è in controtendenza rispetto alla Toscana
PISTOIA. Non solo poveri di risorse economiche ma, soprattutto, poveri di speranze in un futuro che "sta diventando invisibile". Le parole pungenti quanto decise della coordinatrice dei centri d'ascolto della Caritas pistoiese, Francesca Meoni, risuonano nell'affollata sala del seminario e scuotono quasi più dei dati annuali del dossier 2016 sulle povertà e le risorse appena presentati. Dati che in verità sono un cazzotto nello stomaco visto che Pistoia, a differenza di altre zone della Toscana, ha visto anche nel primo semestre dell’anno crescere il numero di persone che si sono rivolte alla Caritas: sono stati 1.734 contro i 1.627 dei primi sei mesi del 2015.
Eppure i numeri, in una società distratta e tempestata di messaggi buoni per essere uno slogan da social network, rischiano di perdere forza. Per questo la Caritas vuole dargli volti, anima e vita, a questi numeri, e racconta i drammi quotidiani di persone sempre più sole, senza lavoro, senza soldi e soprattutto senza la fiducia di veder cambiare la propria situazione. Tanto vale affidare il futuro a una moneta nella slot machine al bar sotto casa e sperare nella vincita che cambi la vita, senza accorgersi che a poco a poco se ne vanno la pensione minima o il guadagno precario di un lavoro a chiamata.
Oltre i numeri. «È questo che dobbiamo mettere nelle nostre agende» dice Meoni, rivolgendosi ad una platea dove gli studenti delle superiori in verità sono in larga maggioranza rispetto ad amministratori locali e anche ai sacerdoti. Un monito ripreso anche dal vescovo. «Ci stiamo avvicinando al grande appuntamento di Pistoia capitale della cultura 2017- dice Tardelli- può sembrare disdicevole soffermarsi sul disagio. Invece non lo è perché nella cultura di questa città ci sono, nel passato e nel presente, la solidarietà e l'accoglienza».
In effetti il dossier 2016 oltre ad evidenziare l'aumento delle persone accolte, rileva una sempre maggiore presenza della Caritas. Il Centro di aiuto alla vita di Pistoia si aggiunge ai 7 centri presenti in città (Mensa, Centro Mimmo, Cda diocesano, Misericordia, Volontariato Vincenziano, San Martino de Porres, Il Delfino), quello di Lamporecchio, Casalguidi e Montale infittiscono la rete solidale dove sono presenti da anni i centri d'ascolto di Agliana, Quarrata, Oste, Poggio a Caiano, Carmignano e Limite sull'Arno. Centri dalle cui rilevazioni, dice Giovanni Cerri dell'Osservatorio sulle povertà e risorse, sono passate già nell'anno in corso più di 2.000 persone, dato che fa pensare ad un superamento dei 2.124 totali ascoltati nel 2015. L'andamento del primo semestre 2016 conferma il fondamentale legame tra le persone e i centri dove ci si reca in media 6 volte, più di una al mese.
Identikit. Se la maggior parte delle persone accolte è residente nel comune capoluogo (55%), colpisce come una persona su 7 che si rivolge alla Caritas sia residente fuori diocesi o più spesso sia senza fissa dimora. Costante da qualche anno la divisione quasi paritaria tra italiani (il 48% del totale) e stranieri, mentre 8 anni fa gli italiani erano meno di un quarto del totale. 52 anni è l'età media degli italiani, tra cui tanti pensionati e di cui il 21% vive in case popolari doppiando gli stranieri che invece sono mediamente più giovani (39 anni) e i due terzi abitano in una casa di affitto privato.
Problematiche. La mancanza di lavoro resta il problema che maggiormente spinge le persone nei centri d'ascolto. Gli occupati infatti sono appena il 10,8% del totale mentre il 95,5% delle persone hanno almeno una problematica di tipo economico a cui la Caritas risponde per il 67,1% con il sostegno tramite beni e servizi materiali, nel 23,3% con sussidi economici per una stima solo nel 2016 di 375.000 euro di spesa e con un rilevante 3,2% di consulenza professionale concretizzata dallo sportello di orientamento legale degli avvocati Manuela Guzzo e Saura Bardi. «Chiedersi come fanno a sostenersi intere famiglie senza reddito è naturale anche per i nostri volontari- chiude Meoni- domande che sorgono dalla consapevolezza che Caritas, insieme ai Servizi Sociali territoriali possono dare un aiuto che è sempre limitato. La risposta apre ad un universo che non vorremmo mostrare, fatto di aumento del lavoro nero ed attività illecite. Lavoro irregolare, precarietà quotidiana spingono a vivere nell'oggi mentre il futuro viene meno. Stiamo parlando di un processo di involuzione sociale allarmante».
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