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Pistoia

Esa, a 90 anni ancora fra tele e pennelli

LE PIASTRE. Festeggiati mercoledì scorso a Le Piastre i 90 anni di Esa Pratesi Corsini, storica pittrice della Montagna pistoiese. Presenti, amici, pittori, esperti d’arte e autorità. Renzo Benesperi...

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LE PIASTRE. Festeggiati mercoledì scorso a Le Piastre i 90 anni di Esa Pratesi Corsini, storica pittrice della Montagna pistoiese. Presenti, amici, pittori, esperti d’arte e autorità.

Renzo Benesperi ha portato all’artista – noto per i suoi dipinti di fiori – gli auguri a nome di Vannino Vannucci, presidente dell’Associazione vivaisti italiani, che ha voluto organizzare questo evento intitolandolo “Verde & Arte-La natura incontra artiste. Il verde è vita”. Benesperi ha ricordato l’importanza, oggi più che mai, del verde e della natura, e di quanto sia importante curarli.

È seguita una colta lezione di Eleonora Formichini, che ha ripercorso la storia della importanza della rappresentazione dei fiori a partire dai Greci, passando per gli antichi romani, il Medioevo, il Rinascimento, la nascita dei giardini nel ‘700, fino ai giorni nostri, Andy Worhol compreso.

Rossella Baldeschi, pittrice ed insegnante al Liceo artistico di Pistoia, ha mostrato alcuni suoi quadri.

«Mi sento benissimo, poi insieme a tanti amici che sono venuti a trovarmi, sono molto contenta – ci ha confidato Esa Pratesi – Devo confessare di dipingere ancora molte ore al giorno. Naturalmente lo faccio quando ne ho voglia: cioè sempre» ha precisato scherzosa.

Insomma, una Esa instancabile.

«Sto volentieri con i giovani e vivo bene i miei 90 anni perché mi sento bene dentro – spiega – Il mio lavoro di pittrice non ha età. Più faccio esperienze e più vedo un miglioramento nella pittura. L’arte è una continua ricerca e non si smette mai di apprendere. Se potessi vivere tre vite sono certa che avrei ancora molto da imparare».

Ma Esa quale vita di tutti i giorni conduce?

«Lavoro, mangio poco e non bevo alcol – risponde – Poi ho da poco smesso di fumare perché sentivo che mi mancava l’ossigeno e mi affaticavo. Per smettere il vizio del fumo – fumavo quasi 40 sigarette il giorno – ho messo in atto una strategia: quando mi veniva la voglia di fumare chiudevo gli occhi e con l’immaginazione mi facevo una fumata. Quando li riaprivo la voglia mi era passata».

In tanti mercoledì hanno augurato “altri cento di questi giorni”... «Mi ricordo – chiosa l’artista – che quando lo stesso augurio lo facevano a mia nonna, lei rispondeva: “Perché? Dopo non ce ne sono altri?”».

Sauro Romagnani

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