Il Tirreno

Pistoia

L’idea: un centro di accoglienza per migranti nella vecchia questura di Pistoia

di Massimo Donati
L’idea: un centro di accoglienza per migranti nella vecchia questura di Pistoia

L’edificio di via Macallé appartiene alla famiglia Casseri, che vede di buon occhio la trasformazione in struttura d’accoglienza

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Da quasi settant’anni sulla sua facciata si staglia la scritta “Questura”. Praticamente fin dalla sua costruzione. Ma dal prossimo 7 dicembre, con la conclusione del trasloco nel nuovo Polo della sicurezza di via Pertini, quell’edificio anni Sessanta che domina il ponte di via Macallè rischia di diventare uno scheletro abbandonato. A meno che qualcuno non fiuti l’affare. E si faccia avanti – come vorrebbe la vox populi che da tempo rimbalza in città – per trasformare quei nove piani di mattoncini rossi da casa dei poliziotti a casa dei migranti.

Un’ipotesi praticabile quella della realizzazione di una struttura di accoglienza, e, conti alla mano, economicamente assai redditizia. Sì perché quei 3.800 metri quadrati, già nati come appartamenti e trasformati poi in uffici della questura, una volta tornati alle origini potrebbero tradursi come minimo in 3 milioni e mezzo all’anno di fondi europei che affluirebbero nelle casse di quella onlus o cooperativa che si dovesse aggiudicare uno dei bandi della prefettura per la gestione dei profughi assegnati alla nostra provincia.

Se poi in via Macallè dovessero essere ospitati donne e bambini, tale cifra quasi triplicherebbe: invece dei 34,5 euro al giorno per ciascun ospite, da Roma ne arriverebbero circa 100.

Fatto sta che a vedere di buon occhio tale prospettiva è, per prima, la stessa proprietà dell’edificio, la società immobiliare Eldorado 2 snc, creata dallo scomparso costruttore Piero Casseri e oggi guidata dal figlio Simone. Premesso che non ha alcuna intenzione di investire personalmente nell’adeguamento dell’edificio prima di metterlo sul mercato, per voce del proprio legale Lorenzo Mariotti la proprietà spiega di essere aperta sia all’ipotesi vendita che a quella di una locazione.

Facendo due conti, escludendo il piano a livello della sottostante via Nazario Sauro e quello che si affaccia su via Macallè «si possono prevedere 4 appartamenti per piano» spiega l’avvocato Mariotti. Quindi, un minimo di 28 appartamenti, ognuno dei quali, in base al parametro del numero dei bagni presenti, abilitato ad accogliere fino a 10 persone: 280 migranti e 34,5 euro al giorno per la gestione di ciascuno di loro.

Una prospettiva allettante visto che agli attuali prezzi di mercato un palazzo come quello dell’ormai ex questura potrebbe costare al massimo 500 euro al metro quadrato. E considerando anche i lavori necessari per l’adeguamento (stimati dalla proprietà attorno ai 100.000 euro: «Solo una manutenzione superficiale» spiega l’avvocato Mariotti) e gli oneri di urbanizzazione che dovrebbero essere pagati al Comune in seguito al cambio di destinazione d’uso da uffici pubblici a civile abitazione (altri 200.000 circa). Sempre che l’interessato non valuti più opportuna la via dell’affitto, prevedendo di scontare dai canoni previsti l’importo dei lavori che dovrebbe eseguire per rendere abitabili gli appartamenti.

Le cooperative Co&So, Gli Altri, Arké e Pantagruel, oltre all’Arci e alla Misericordia sono le maggiori realtà che attualmente operano in provincia nell’accoglienza dei migranti. E tutte, da sole o in associazione, potrebbero avere l’esperienza e la forza economica necessarie per imbarcarsi nell’affare ex questura. Nonché le competenze per garantire, attraverso un adeguato servizio di sorveglianza, il mantenimento di quell’ordine pubblico indicato come requisito indispensabile nei bandi della prefettura per l’affidamento della gestione dell’accoglienza.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web