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Processo Untouchables, il pm: «Nelle intercettazioni le prove decisive sugli appalti pilotati»

di Massimo Donati
Processo Untouchables, il pm: «Nelle intercettazioni le prove decisive sugli appalti pilotati»

Iniziata la requisitoria finale del sostituto Francesco Sottosanti: «Da testi e indagati solo conferme di ciò che avevamo già»

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PISTOIA. Più di cento udienze. Oltre quattro anni nel corso dei quali sono stati ascoltati una sessantina di testi dell’accusa e quasi 150 delle difese. Ma tutte le prove erano già lì dal giugno 2012, dalla fine delle indagini, nelle intercettazioni. «Una quantità enorme di elementi probatori che testimoni e indagati sentiti in seguito non hanno fatto che confermare. Prove decisive. Tant’è che allora arrivammo alle misure cautelari senza aver sentito un solo testimone. Questo processo è fatto dalle intercettazioni».

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L’inizio, lunedì 28 novembre, della requisitoria del pubblico ministero Francesco Sottosanti mette la parola fine all’interminabile fase predibattimentale e istruttoria partita il 30 ottobre 2012. E si avvia verso la conclusione il processo “Untouchables”, che, davanti al tribunale collegiale di Pistoia vede alla sbarra 16 imputati: imprenditori, politici e funzionari pubblici arrestati al termine dell’inchiesta sugli appalti pilotati che nel giugno di quattro anni fa scosse come un terremoto l’intera provincia. Associazione a delinquere, corruzione, turbativa d'asta, falso i reati contestati a vario titolo.

Davanti ai giudici, il pubblico ministero ha riassunto come l’indagine ebbe inizio e come si è poi arrivati alla richiesta di processo con giudizio immediato per parte dei 23 indagati che furono sottoposti alle misure cautelari: i 16 per i quali quelle misure restrittive erano ancora in corso al momento della richiesta.

Le lettere anonime. L’inchiesta “Untouchables” prende il via in seguito a due lettere anonime inviate alla procura su come venivano gestiti gli appalti del Comune di Pistoia. «Anonimi in cui venivano fatti i nomi di pubblici ufficiali e imprenditori».

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Le indagini su internet. I primi accertamenti confermano la corrispondenza di quei nomi e la Digos passa ad analizzare su internet le determine comunali per l’affidamento dei lavori pubblici: «Le aggiudicazioni erano in effetti appannaggio sempre di un ristretto numero di imprese». Nello specifico, tre imprese. E studiandone la composizione societaria gli investigatori evidenziano l’esistenza tra queste «quantomeno di una comunanza di intenti. Vescovi, Rosi e Cmsa avevano una compartecipazione – 30 % ciascuna – nella PistoiaAmbiente, la società che gestisce la discarica del Cassero. E si vede che queste tre imprese partecipano alle gare sia come concorrenti che come Ati in tutte le possibili combinazioni».

Un indizio serio per ritenere che la partecipazione alle gare sia condizionata dai rapporti fra di loro. Tanto più che la maggior parte dei lavori a loro aggiudicati arrivano da gare con procedura aperta, a livello nazionale. Gare nella cui predisposizione, vengono, secondo la Digos, spesso violate o eluse le norme di quel codice dei contratti nato per garantire trasparenza e alternanza tra le aziende.

«Anomalie indice di un possibile reato di turbata libertà degli incanti» ha spiegato ieri il pm. Così come l’anomalo ricorso alle varianti in corso d’opera senza effettive motivazioni; l’affidamento diretto dei lavori al di sotto di 40.000 euro di importo, anche dopo averli frazionati per restare sotto tale cifra; i subappalti incrociati, anche fra le tre ditte.

I pedinamenti. Dai cosiddetti servizi di osservazione la Digos riscontra l’esistenza di una frequentazione fra i pubblici ufficiali (Marcello Evangelisti, allora dirigente dell’ufficio, e del funzionario Stefano Meoni) che aggiudicano i lavori del Comune di Pistoia e gli imprenditori che li ottengono.

Le intercettazioni. In base ai riscontri della Digos, il pm iscrive nel registro degli indagati per il reato di turbativa d’asta i due pubblici ufficiali e i responsabili delle tre aziende. E chiede e ottiene dal gip il via libera per procedere con le intercettazioni telefoniche e ambientali. «Intercettazioni che hanno consentito di comprendere come negli ultimi anni veniva gestita l’assegnazione delle gare da parte del Comune di Pistoia – ha spiegato ieri il pm – Un sistema consolidato di corruzione riconducibile a Marcello Evangelisti».

Le intercettazioni rivelano il coinvolgimento anche di altri enti e altri pubblici ufficiali. E nel registro degli indagati vengono iscritti altri nomi e ipotizzati altri reati: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta.

«Elementi per ritenere sussitente un’associazione in cui emerge il ruolo di Roberto Riccomi, attorno al quale ruotavano imprenditori e pubblici ufficiali. Riccomi si attivava per fare in modo che le gare venissero affidate a quegli imprenditori e teneva rapporti con le pubbliche amministrazioni in cui lui era riuscito a inserire uomini di sua fiducia».

Le misure cautelari. Con i mano tali elementi, il pm chiede 26 misure cautelari. Il gip ne concede 23, eseguite l’11 giugno 2012 e seguite da perquisizioni, sequestri e acquisizioni di documenti. Vengono sentiti testimoni e interrogati gli indagati. «E arrivano riscontri importanti di quanto già emerso dalle intercettazioni. Solo riscontri di prove decisive che già avevamo» ha precisato ieri il pm.

La requisitoria del pm proseguirà almeno per l’intera udienza di venerdì prossimo. Poi la parola passerà alle difese. La sentenza dovrebbe arrivare il 7 gennaio.

 

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