Il Tirreno

Pistoia

In casa della postina 20 quintali di lettere

Massimo Donati
Portalettere al lavoro (Foto d'archivio)
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Portalettere al lavoro (Foto d'archivio)

Pistoia: invece di consegnarla ha nascosto la corrispondenza per anni. Costretta a licenziarsi per ottenere il patteggiamento

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PISTOIA. Quando hanno bussato alla sua porta di casa, la postina ha negato spudoratamente. Ma niente ha potuto ribattere quando i poliziotti della Postale, mandato di perquisizione alla mano, hanno varcato la soglia e hanno cominciato a trovare corrispondenza inevasa in ogni angolo dell’abitazione. Normali lettere, raccomandate, assicurate... Migliaia e migliaia di buste stipate nelle varie stanze, nel ripostiglio e negli armadi nel corso di mesi e mesi, all’insaputa dei legittimi destinatari.

Alla fine, sono stati quasi venti i quintali di corrispondenza sequestrati e portati via dagli investigatori.

E per la trentasettenne portalettere pistoiese è scattata la denuncia per il reato di soppressione di corrispondenza commessa da persona addetta a servizio delle poste, previsto dall’articolo 619 del codice penale.

A conclusione delle indagini e della notevole mole di accertamenti sulla corrispondenza recuperata da parte della polizia postale di Pistoia, la donna ha scelto di ammettere le proprie responsabilità e ha chiesto al pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, di patteggiare la pena direttamente in fase di indagini preliminari, davanti al gip, in modo da poter ottenere il maggior sconto possibile sulla pena e, come previsto dal codice, la garanzia della privacy per quanto riguarda il nome (è per questo motivo che il nome della donna non è stato reso noto).

Il pm ha prestato il proprio consenso subordinandolo alle dimissioni dalle Poste da parte della donna e al risarcimento del danno: davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale Patrizia Martucci, l’ormai ex postina ha così patteggiato la pena di 9 mesi di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale.

La polizia postale ha nel frattempo accelerato i tempi per il dissequestro della corrispondenza riuscendo a farla consegnare così ai legittimi destinatari, già comunque contattati subito dopo il sequestro dalle stesse Poste e informati genericamente del “rinvenimento” di missive a loro indirizzate. Scopo, anche quello di consentire alle persone eventualmente danneggiate di attivarsi per chiedere un eventuale risarcimento.

L’indagine dei poliziotti della Postale di via Pratese era scattata nei primi mesi di quest’anno, in seguito alla segnalazione di un cittadino insospettito per le ripetute mancate consegne. Raccolti numerosi indizi, anche attraverso appostamenti e pedinamenti, gli investigatori si sono alla fine presentati a casa della postina con il decreto di perquisizione, scoprendo così la reale mole della corrispondenza nascosta dalla donna (che sulla soglia ha negato fino all’ultimo momento la presenza nel suo appartamento di corrispondenza inevasa) già a partire dal 2011. Come detto, migliaia di plichi che, messi tutti insieme, arrivavano a pesare quasi quanto due utilitarie.

Fra le vittime della sua “pigrizia”, anche numerosi avvocati con studi nel centro cittadino che hanno perso clienti proprio a causa della sparizione di importante documentazione. Spesso infatti, la postina provvedeva di persona a firmare le ricevute delle raccomandate e delle assicurate non consegnate e la colpa veniva così scaricata sui destinatari, accusati, in questo caso dai clienti, di aver volontariamente nascosto i documenti o, addiritturam di aver incassato risarcimenti destinati a loro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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