Il Tirreno

Pistoia

Publiacqua condannata, dovrà risarcire

di Valentina Vettori
Un corso d'acqua
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Un corso d'acqua

Tariffa di depurazione in bolletta (la famigerata “D2”) anche se l’impianto era solo su carta. Ma per il giudice non basta

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PISTOIA. Publiacqua spa è stata condannata a risarcire un totale di 1.920 euro a dieci cittadini pistoiesi residenti in via Bure Vecchia sud, località Nespolo. Il motivo? Aver inserito nelle bollette, tra il 2010 e il 2015, la tariffa D2 per il servizio di depurazione, anche se nella zona non c’era nessun impianto attivo né un progetto adeguato da realizzare.

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In quella zona – come in molte altre località della piana, da Chiazzano a Canapale – le abitazioni non sono servite da alcun impianto di depurazione, e le acque vengono versate direttamente nel fosso del Bollacchione. Ed è proprio qui che, almeno fino ad ora, scattava il trabocchetto che in passato ha fatto infuriare tanti utenti.

La tariffa D2, introdotta con la legge 13/2009, prevede infatti che il cittadino debba corrispondere il pagamento relativo al servizio di depurazione anche nei casi in cui, pur mancando gli impianti di depurazione, esista comunque un progetto di realizzazione di un impianto di depurazione. Di fatto la legge permetteva a Publiacqua di imporre il pagamento della tariffa D2, anche solo sulla base di un progetto. Bastava che quest’ultimo fosse accompagnato da modi e tempi certi di realizzazione, in un massimo di quattro anni.

E proprio quest’ultimo passaggio è ciò che è stato contestato dai dieci residenti del Nespolo, assistiti dall’avvocato Stefano Panconesi di Pistoia. Publiacqua, infatti, al Nespolo aveva previsto di realizzare il depuratore “Pistoia centrale”, senza che però fossero stati chiariti i tempi della sua esecuzione. Un documento, quello fornito da Publicacqua, che – come si legge nella sentenza del giudice di Pace Facchini è “privo di data certa e di per sé non particolarmente esplicativo, nonché inidoneo a integrare prova sufficiente dell’esistenza di elementi che giustifichino l’applicazione della tariffa D2”. In una situazione del genere – chiarisce la sentenza 901/16 – è quindi corretto sostenere l’inesigibilità da parte di Publiacqua di una tariffa, la D2 appunto, che non può essere richiesta al cittadino se non in presenza di precise condizioni.

«Nel 2012 – racconta Stefano Trovato, uno dei residenti di via Bure vecchia sud - avevamo tentato anche la via della conciliazione con Publiacqua, ma senza esito. Allora abbiamo deciso di rivolgerci all’avvocato Panconesi e ricorrere al giudice di pace. Si tratta di una piccola vittoria, certo, ma pur sempre importante, perché, come noi, moltissimi altri cittadini hanno pagato e pagano la tariffa senza usufruire del servizio. E questo è davvero inaccettabile».

La sentenza è importante anche perché interviene sulle bollette pregresse. Per quanto riguarda il futuro, infatti, a settembre la Conferenza dei Comuni dell’ex Ato Medio Valdarno ha deciso di cancellare la tariffa D2, imponendo al gestore di turno (Publiacqua, in questo caso) di non chiedere più soldi ai contribuenti sulla base di semplici progetti e non di impianti realmente funzionanti. D’ora in poi si pagherà solo se i depuratori saranno effettivamente funzionanti.

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