Il Tirreno

Pistoia

«Un anno di Hitachi, ora il futuro c’è»

di Alessandra Tuci
«Un anno di Hitachi, ora il futuro c’è»

Pistoia, prima candelina per la nuova gestione dell’azienda ferroviaria. Dall’incertezza alla fiducia: l’esperienza di due lavoratori

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PISTOIA. Era il 2 novembre 2015 quando lo storico marchio Ansaldobreda è stato sostituito dal nuovo logo Hitachi sulla facciata dello stabilimento. Un anno, quello trascorso, che ha segnato un passaggio epocale per la vita dell'azienda e per quella di tutti i pistoiesi, dipendenti e non di quelle che un tempo erano le Officine San Giorgio. L'inaugurazione ufficiale era poi avvenuta due giorni dopo alla presenza di Alistair Dormer, il Ceo (Chief executive officer) di Hitachi Rail Europe, Maurizio Manfellotto, amministratore delegato di Hitachi Rail Italy, il Chief Operation Officer Kentaro Masai e altri dirigenti, tutti accolti dai circa mille dipendenti della storica azienda.

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Mercoledì 2 novembre, nella sede legale di Napoli, con una torta gigantesca si è festeggiato il primo compleanno di vita dell'azienda. Inoltre, in tutti e tre gli stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria è stato proiettato ai lavoratori, durante la pausa pranzo, un video che riassume l'intero anno gremito di successi ed eventi, dalla visita dell'ambasciatore giapponese a quella di Matteo Renzi proprio qualche settimana fa. Un nuovo “video corporate” di quattro minuti ha invece rappresentato il cuore e l'anima dell'azienda, video che sarà un biglietto da visita per le future presentazioni all'estero e a fiere nazionali ed internazionali.

E a parlare dell'esperienza in ex Breda e successivamente in Hitachi sono due dipendenti, Arrigo Vivarelli e Bratu Tudor Mihail, il primo operaio in via Ciliegiole dal lontano 1984, l'altro dal 2013.

«Ho lavorato per Ansaldobreda dal '79 all' '81, poi mi sono allontanato per ritornare nel 1984 - racconta Arrigo Vivarelli, 63 anni, del reparto accettazione materiali - All’attesa del passaggio ad Hitachi ero preoccupato, come la maggior parte dei miei colleghi. Tanta incertezza, soprattutto perché da un'azienda para-statale passavamo ad una multinazionale privata. Invece quella di oggi è un'esperienza diversa, positiva, rispetto a quella negativa pensata. Ho trovato un’azienda accogliente in cui, per la prima volta, come mai mi era accaduto in passato, mi sono sentito considerato una persona più che un numero. Se penso a qualche anno fa, tutto sembrava perduto: nessuno sbocco lavorativo, nessuna nuova commessa. Oggi è tutto diverso. Il mio desiderio era di riuscire a creare un rapporto di partecipazione che si è concretizzato e questo è ciò che mi ha colpito di più».

«Ormai non ho un grande futuro lavorativo davanti - dice sorridendo Arrigo, ormai prossimo alla pensione - ma dai segnali ricevuti spero in un domani realizzante. Non sto aspettando la pensione, benchè manchi poco, ma sto partecipando a questo nuovo sviluppo con interesse e fiducia nel futuro».

«Dal 2013 sono al reparto carpenteria, dopo un periodo nel reparto allestimento - gli fa eco Bratu Tudor Mihail, 26 anni - Mi trovo molto bene e sono contento. Il lavoro fortunatamente c'è e ora penso ad un lungo futuro davanti a noi per tutta l'azienda».

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