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Pistoia

Accordo Tesi - Bruschi, tutti convocati

Accordo Tesi - Bruschi, tutti convocati

Ciampoli (Coldiretti): «Un incontro chiarificatore con le aziende e i vivaisti creditori». Il Distretto: presto un codice etico

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PISTOIA. Coldiretti rompe il silenzio e decide di passare all’azione. L’associazione che raccoglie il più alto numero di agricoltori e florovivaisti della provincia smorza gli indugi e decide di convocare un incontro con tutte le parti in causa nell’accordo Bruschi-Tesi: i titolari delle le due aziende e i creditori di Bruschi. Molti dei quali, come i vivai di Bottegone e Badia, sono soci dell’associazione di via dell’Annona.

La Giorgio Tesi Group ha rilevato in affitto un ramo d’azienda della Bruschi, per un periodo di 18 anni, e con un affitto annuo di 212.000 euro. Ma la “Sandro Bruschi” deve una cifra superiore agli 8 milioni di euro a un centinaio di fornitori, che temono di non vedere più “il becco d’un quattrino”. Alcuni affermano senza mezzi termini che potrebbero essere costretti alla chiusura. Pochi giorni dopo la notizia dell’accordo si è costituito un Comitato dei vivaisti creditori.

L’incipit di Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti, non è sfavorevole all’accordo Bruschi - Tesi. «Permetterà la continuità produttiva della Bruschi, in forte crisi da tempo». Allo stesso tempo, e dopo essere stata chiamata in causa da più parti, Coldiretti decide di mettersi al lavoro per cercare una soluzione. «L’incontro - sostiene Ciampoli - servirà a fare chiarezza e a valutare, nell'ambito dell'accordo sottoscritto, possibili rimedi ai problemi che rimangono aperti. Nei prossimi giorni partiranno gli inviti per le aziende agricole. L'incontro servirà a chiarire i contenuti dell'accordo». E poi una stoccata: «Abbiamo l'impressione che proprio i contenuti siano stati in parte strumentalmente travisati. Partendo dalla continuità produttiva di lavoratori, terreni e strutture, che non era per niente scontata, abbiamo deciso di mettere attorno al tavolo le aziende coinvolte, anche perché verifichino direttamente, senza interessate intermediazioni varie, percorsi per dare soddisfazione a chi si è trovato a fare i conti con l'inadempimento da parte di Vivai Sandro Bruschi».

«Polemiche strumentali a parte - dice Ciampoli - la realtà è semplice: la crisi dei vivai Sandro Bruschi va avanti da anni e ha tante cause, che hanno coinvolto aziende fornitrici e sistema bancario. Una spada di Damocle che in molti casi ha tarpato le ali al pieno rilancio del nostro vivaismo».

Intanto ieri mattina si è riunito il Comitato di Distretto. A questo incontro, forse proprio per la delicatezza del momento, hanno partecipato tutti gli attori che ne fanno parte: dai sindacati ai Comuni, alle associazioni. Il presidente Francesco Mati ha nuovamente sottolineato quanto resti difficile e complicato per il florovivaismo pistoiese uscire dalla crisi e rilanciare il settore trainantedell’economia locale, con oltre 12.000 occupati. «In qualità di presidente, non nascondo la mia preoccupazione nei confronti di un evento annunciato da tempo. Sono anni che chiediamo al Governo di porre attenzione al settore, abbiamo spiegato che non possiamo mettere il personale in cassa integrazione e attivare tutte quelle manovre che un’attività industriale o artigianale può utilizzare per contenere i costi di gestione in momenti difficili. Abbiamo detto alla politica che il settore ha retto attingendo spesso alle risorse personali degli imprenditori, ma anche che se non si fossero prese misure d’intervento si sarebbe assistito a un effetto domino.

Dalla stampa e dal territorio - spiega Mati - apprendo che l’operazione Bruschi-Tesi mette a rischio centinaia di fornitori e i loro crediti. Il Distretto in questi giorni sta lavorando a un codice etico, che auspica equilibrio nei rapporti che sanciscono il funzionamento della filiera vivaistica. Siamo a conoscenza di come la crisi abbia creato meccanismi di pagamento verso i fornitori a volte estenuanti. Il Distretto non può regolare i rapporti commerciali tra aziende, ma può chiedere che venga rispettata l’etica e la serietà che hanno distinto il vivaismo pistoiese per oltre 160 anni. Nella specifica questione della Bruschi il timore maggiore è rivolto verso l’effetto a catena che si sta già generando. Ogni azienda ha una galassia di rapporti con fornitori, i quali a loro volta hanno rapporti con altri fornitori. Se s’interrompe il flusso di denaro l’effetto può essere dirompente. Sappiamo che le aziende sofferenti sono decine e decine, la ricaduta sul territorio potrebbe essere preoccupante».

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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