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Bruschi, fornitori sul piede di guerra

Bruschi, fornitori sul piede di guerra

La Cia: vivai in credito per milioni di euro. Con l’affitto del ramo d’azienda da parte di Tesi non riscuoteranno niente

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OIA. «Bene salvare i 42 posti del vivaio Bruschi, ma non a scapito delle nostre 35 piccole imprese creditrici e dei loro dipendenti». Alcune di esse, afferma Sandro Orlandini, presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori, rischiano di fallire.

Un altro esponente dell’associazione, che non vuole rendere pubblico il suo nome perché direttamente coinvolto nella vicenda («Ho un credito di diverse decine di migliaia di euro) sostiene che sono molti di più i fornitori con cui Bruschi è in debito. «La Cia calcola per i propri associati un credito di un milione di euro, ma il vivaio di Badia deve complessivamente diversi milioni di euro».

L’operazione con cui l’azienda Giorgio Tesi ha preso in affitta un ramo d’azienda per un periodo di 15 anni ha, sì, salvato 42 posti di lavoro, ma rischia di trasformarsi - parole del vivaista Cia - «in una fregatura» per i creditori. Alcuni dei quali esposti per cifre superiori ai 100.000 euro. Nello specifico, la Cia comunica che all’interno dell’associazione un’azienda è esposta per 300.000 euro, un’altra per 230.000 euro, due per 100.000 euro. «Ci farebbe ovviamente piacere - sostiene Orlandini - l’eventuale soluzione dei problemi dei 42 lavoratori del vivaio Bruschi - ma questo non può avvenire a discapito delle nostre imprese. Qui c’è in gioco, anche per via della congiuntura economica sfavorevole, la sopravvivenza stessa di alcune imprese e dei loro dipendenti. Per cui tuteleremo con ogni mezzo i diritti dei nostri piccoli produttori».

«Mi sono fidato - afferma il vivaista Cia in credito - Bruschi stava a sedere sopra una montagna di debiti negli ultimi anni, anche perché si era espanso molto, rilevando aziende in altre città. Finché non è arrivata, forte, la crisi, anche nel vivaismo, il gioco è valso la candela. Poi, come per altri, i pagamenti ai fornitori si sono dilatati nei tempi, ma non dava l’impressione di essere un’azienda in procinto di chiudere. Fino allo scorso anno caricava, mandava un sacco di camion di piante all’estero. Mi dicevo - prosegue - Se carica starà attraversando solo una fase temporanea di difficoltà, facciamogli completare gli ordini, come ci chiede. Noi gli consegnavamo 10 e riscuotevamo 5, e “il buco” si allargava. Adesso, per tanti, è diventata una voragine».

Quella con la Giorgio Tesi Group, continua il vivaista, è stata presentata come un’operazione -salvataggio, perché 42 famiglie non rischiano più lo stipendio. Benedetta anche dai sindacati. Posso dirle che molti di noi fornitori l’abbiamo vissuta con meno entusiasmo. I terreni sono stati dati in affitto, per una cifra inferiore ai 300.000 euro annui, e il soprassuolo è di Tesi. Secondo la legge se un’azienda prende in affitto un terreno prima che sia stata dichiarata istanza di fallimento da un tribunale, quel terreno può anche andare all’asta, ma chi lo compra ci mette piede al termine del periodo di affitto. In questo caso 15 anni. Il valore, quindi, per noi diventa zero. Non ce l’aspettavamo. Su quei terreni - dice - ci sono milioni e milioni di valore, per piante sulle quali è stata fatta una valutazione ribassata del 70-80%. Riteniamo che sia un’operazione convenuta sia a Tesi che a Bruschi, ma non alle decine di creditori».

E dal vivaio Bruschi, ieri pomeriggio, è arrivata una breve nota stampa: «Sono molto dispiaciuto - afferma Bruschi - per la situazione che si è creata, nonostante da alcuni mesi abbia cercato accordi per superare il momento di criticità che l’azienda attraversa. L’unico accordo che ho potuto siglare è quello concordato con la Giorgio Tesi Group, alla quale vanno i miei più sentiti ringraziamenti. Naturalmente le risorse provenienti da tale accordo saranno unicamente e a totale beneficio dei creditori».

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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