Gioco
Alunna diabetica senza più assistenza per le iniezioni
Prima era la scuola stessa a pagare un’infermiera ma oggi non ha più fondi. Eppure la legge prevede l’intervento dell’Asl
PISTOIA. Otto anni e la convivenza con il diabete. Cinque iniezioni di insulina al giorno, anche in orario scolastico, e l’assenza di un servizio sanitario che le garantisca assistenza nel momento della misurazione della glicemia e dell'iniezione dell’insulina, proprio quando è a scuola.
È la denuncia che arriva dalla mamma di una bambina iscritta alla terza elementare di una scuola cittadina.
«Negli scorsi anni – spiega la mamma – a mia figlia era stata garantita la presenza di una infermiera che, ogni giorno, andava a scuola per effettuare l’iniezione di insulina alla bambina. Quest’anno però le cose sono cambiate e l’assistenza non c’è più».
«La scuola mi dice che le insegnanti non possono farlo, e io non so cosa fare – lamenta la donna – . La bambina è in grado di farsi l’iniezione da sola, ma ha comunque otto anni. Se sbaglia la quantità di insulina, possono esserci gravi problemi».
L’assistenza alla piccola, negli anni precedenti, era stata garantita dalla scuola stessa che aveva stipulato un contratto con la cooperativa Mi.se, afferente alla Misericordia. Un servizio la cui spesa era a carico dell’istituto, e che da quest’anno non può più essere sostenuta.
«Ho preso contatti anche con la Asl – prosegue la mamma della piccola – ma per ora non ho avuto rassicurazioni di alcun tipo».
A legiferare sulla questione ci ha pensato però la Regione Toscana con la delibera 653 del 2015 “Accordo di collaborazione per la somministrazione dei farmaci a scuola” che nello specifico prevede un piano di assistenza per il bambino diabetico in ambito scolastico. La rete di intervento coinvolge Ufficio scolastico territoriale, scuole e Asl e prevede che sia la stessa azienda sanitaria a muoversi per dare segnalazione del caso al dirigente scolastico.
Il preside, nei casi meno gravi, può individuare personale scolastico che, in modo volontario, garantisca assistenza al bambino dopo una specifica formazione. Nei casi più gravi viene invece avviato l’intervento del servizio infermieristico territoriale.
Per quanto riguarda la bimba di otto anni, l’Asl pistoiese conferma di essere a conoscenza del caso, ma di non aver ancora preso contatti con l’ospedale Meyer che la ha in cura. «L’attivazione del servizio infermieristico territoriale – spiega l’Asl in una nota – è un’opportunità garantita in particolari condizioni cliniche. Nel caso ci trovassimo di fronte un bambino con gravi criticità sanitarie certamente interverremo».
«Ma, a oggi – prosegue la nota – sul nostro territorio, nonostante la casistica dei bambini non sia esigua, anche in seguito alla delibera 653, l’approccio di accoglienza delle difficoltà da parte del personale delle scuole ha reso sempre possibile la creazione di collaborazioni per evitare una sanitarizzazione eccessiva dell’ambiente scolastico. Garantendo, però, la sicurezza del bambino».
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