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Il titolare dell’Arcobaleno all’ospedale per il fumo

Il titolare dell’Arcobaleno all’ospedale per il fumo

PISTOIA. Non si è tirato indietro, nonostante il pericolo. Riccardo Chelucci, titolare dell'albergo Arcobaleno di Sammommè, ha cercato in tutti i modi di aiutare Lamiae Chriqi, la giovane donna morta...

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PISTOIA. Non si è tirato indietro, nonostante il pericolo. Riccardo Chelucci, titolare dell'albergo Arcobaleno di Sammommè, ha cercato in tutti i modi di aiutare Lamiae Chriqi, la giovane donna morta giovedì sera nel rogo della sua abitazione.

«Ha respirato parecchio fumo, per questo è finito all'ospedale» raccontano dall'hotel della frazione collinare che accoglie da tempo una sessantina di profughi.

Chelucci ieri mattina è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale San Jacopo di Pistoia. Nel pomeriggio era ancora in osservazione. Una forma di precauzione «per i fumi tossici inalati durante l’incendio», come spiegano dall'Arcobaleno. Le sue condizioni tuttavia sono buone.

«Mi ha subito avvertito del rogo - racconta Roberto Pastorelli, il proprietario della casa di via Valdi e Sammommè inghiottita dalle fiamme - Riccardo è stato tra i primi a cercare di soccorrere la donna». Insieme a lui c'erano Adam Zaniewski, vicino della giovane vittima del rogo, e un gruppo di migranti accolti nell'albergo di Chelucci, a pochi passi dalla casa distrutta dalle fiamme.

Nel tardo pomeriggio di giovedì infatti, alcuni ragazzi del Bangladesh si sono precipitati in strada. Hanno tentato di intervenire con secchi colmi d'acqua. Così spiegano in inglese. Parlano di fiamme altissime. Impossibile fare qualcosa, dicono. Il fumo ha reso l'aria irrespirabile anche all'esterno dell'abitazione.

Come detto, a cercare di scongiurare il peggio c'era anche Riccardo Chelucci. «Ha tentato di soccorrerla, ma purtroppo ogni sforzo alla fine è stato vano» racconta Pastorelli.

I vicini, allarmati anche dalle urla di Lamiae, si sono accorti del fumo poco prima delle sette. Alle 18, 58 è partita la telefonata ai vigili del fuoco.

«Li ho chiamati io - dice Adam Zaniewski - C'era già stata una prima esplosione. Per tutti noi era impossibile fare qualcosa. Ci siamo trovati lì, davanti a quella casa in fiamme, con un senso terribile di impotenza e con la paura che potesse crollare tutto. Assistere alla tragedia senza riuscire a salvarla è stato devastante».

Beatrice Faragli

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