Toscana
Immobili all’asta per i troppi debiti ma il pm blocca tutto
Pensionati in causa contro l’ex Cassa di risparmio di Prato. Il giudice ha attivato l’Organismo di composizione della crisi
PISTOIA. Visto che secondo il pubblico ministero Fabio Di Vizio sussiste il “fumus commissi delicti”, frase latina per affermare che ci sono buone possibilità che il reato sia stato effettivamente commesso. E il reato denunciato è l’usura. Il magistrato ha quindi accolto l’istanza di una coppia di Pistoia che tramite l’avvocato Claudio Defilippi del foro di Milano ha chiesto la proroga di 300 giorni dei termini di scadenza degli “adempimenti amministrativi e del pagamento dei ratei dei muti bancari e ipotecari” nonché la “proroga di tre anni dei termini di scadenza degli adempimenti fiscali”, nonché la “sospensione per 300 giorni dei termini di prescrizione e di quelli perentori legali e convenzionali comportanti scadenze da qualsiasi diritto, azione o eccezione scaduti o che stanno per scadere entro un anno dalla data dell’evento lesivo” ed infine “la sospensione per 300 giorni dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e dei termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate”.
Tutto questo, per i coniugi pistoiesi, vuole dire innanzitutto che l’asta indetta per la vendita dei propri beni immobili, prevista per il prossimo 5 dicembre, non ci sarà più. Inoltre i coniugi pistoiesi si sono trovati anche in una situazione di sovraindebitamento e non avendo altri redditi se non quelli legati alla pensione, hanno chiesto sempre tramite il loro legale Defilippi al quale si è affiancata l’avvocata Deborah Cianfanelli di La Spezia, di accedere alla legge 3 del 2012, legge che consente al debitore di concludere un accordo con la parte creditrice o di presentare un piano di risanamento dei debiti, nell’ambito della procedura di composizione della crisi. E per questo è stato chiesto al giudice Raffaele D’Amora di nominare un professionista facente funzione dell’Organismo di composizione della crisi (Occ) e il giudice ha nominato il dottor Filippo Agostini.
Secondo quanto esposto dai ricorrenti, tutto ha avuto inizio nel 2005 quando chiesero un mutuo di 120mila euro all’allora Cassa di Risparmio di Prato (cui poi è subentrata la Banca Popolare di Vicenza) e a garanzia del finanziamento la banca iscrisse ipoteca su un deposito agricolo e su un appezzamento di terreno dell’uomo con la moglie che si costituì fideiussore. Nel 2006 fu stipulato un altro contratto di mutuo fondiario per 380mila euro con la BpV. La coppia però dopo aver fatto fronte per alcuni anni ai propri impegni non è più riuscita a tenervi fede e la banca il nel 2010 gli notificò un atto di precetto per oltre 404mila euro e fra il mese di novembre e dicembre del 2011 sono arrivati gli atti di pignoramento sugli stessi immobili. Ma il primo contratto di mutuo è stato analizzato dal dottor Sandro Cantini che in una perizia giurata ha dichiarato che nel contratto sono stati applicati tassi usurari «molto superiori al tasso soglia consentito per cui il mutuo non dovrebbe conseguire alcuna forma di remunerazione». Di qui la causa penale con risvolti in quella civile.
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