Il Tirreno

Pistoia

Nel futuro di Dynamo social economy e un parco naturale

di Carlo Bardini

I grandi progetti illustrati a Limestre da Porcari e Manes che ha anche annunciato che lascerà la guida nel 2017

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SAN MARCELLO. Il prossimo obiettivo di Dynamo Camp di Limestre è quello denominato "Nex-ten" (prossimo decennio) nel quale si cercherà di fare aumentare la percentuale di persone fisiche che decidono di sostenere il progetto dando loro stessi contributi e donazioni e non più le aziende come era successo all'inizio di questo percorso. Adesso, per il 2016, siamo al 47% ma l'obiettivo è quello di cercare di raddoppiarlo. Lo ha detto Serena Porcari, vice presidente Fondazione Dynamo, ieri mattina in occasione dell'Open day istituzionale, che si è svolto nel teatro del Dynamo Camp di Limestre. Presenti, oltre ad autorità militari e istituzionali, come il sindaco di San Marcello Silvia Maria Cormio, il sindaco di Piteglio Luca Marmo, anche la ex ministro Giovanna Melandri e Andrea Oliviero, attuale viceministro alle politiche agricole e l'onorevole Edoardo Fanucci. Quella di ieri - ma ci si unisce anche la giornata di oggi aperta a tutta la popolazione - è un evento importante visto che la struttura, voluta nel 2006 da Paul Newman, ha compiuto il primo decennio di vita. Vincenzo Manes, presidente di Fondazione Dynamo e fondatore di Dynamo Camp che offre in modo gratuito programmi di terapia ricreativa a bambini e ragazzi malati, ai loro fratelli e sorelle, ai loro genitori, assieme al suo staff, non ha voluto puntare sulla festa in senso stretto. Il successo di questo percorso è stato semmai scandito dai fatti e dai numeri. Fatti che hanno reso tutti felici, come si leggeva sulla scritta che scorreva nelle immagini proiettate e sulle tante magliette indossate dallo staff "10 years of happiness". Manes che ha annunciato che nel 2017 lascerà la guida di Dynamo e resterà solo come presidente onorario della Fondazione Dynamo per entrare nella Fondazione Italia, ha aperto il sipario della giornata e sul palco, tanto per tracciare in maniera semplice, ma significativa, la storia di Dynamo Camp ha fatto vedere un'immagine di Paul Newman, e poi ha usato la parola "follia" per descrivere il momento in cui sono partiti i lavori del progetto Dynamo Camp. Gli edifici di Kme come erano e come si sono trasformati nel tempo e come tutto sia stato fatto in maniera mirata, con una progettualità e finalità precise e come il tempo abbia dato loro ragione ad aver sposato un progetto così ambizioso. «Il nostro settore, quello del sociale - ha detto Manes - è complicato. Non è un prodotto da vendere e ogni anno, ogni primo gennaio, è una scommessa». Poi, parlando dell'Open day ha ricordato come sia nata questa volontà di aprirsi verso la popolazione e spiegare le attività di Dynamo camp. Serena Porcari, vice presidente Fondazione Dynamo ha snoccioato i numeri: quelli del 2016 indicano 890 bambini e ragazzi ospitati a Dynamo Camp nei programmi per Soli Camper e 919 bambini e genitori accolti al Camp nei programmi per famiglie, per un totale di 1.809 persone ospitate a Dynamo Camp; 3.000 bambini coinvolti in Outreach (attività che vengono svolte all'esterno della struttura di Limestre) per un totale quindi di 4.809 persone che hanno partecipato a programmi di terapia ricreativa. 19 programmi a Dynamo Camp e 22 tappe di Outreach in 32 ospedali e 40 case famiglia, 766 volontari, rete di 83 ospedali in 4 Nazioni, 52 associazioni di patologia e genitori, 56 dipendenti, 76 persone di staff stagionale, 24 medici e 32 infermieri e addirittura 4,4 milioni di euro di raccolta fondi. Ed è proprio su questo punto che si basa il nuovo obiettivo futuro. «Quando partimmo nel 2006 - ci ha spiegato Porcari - i nostri interlocutori principali erano le aziende. Ma man mano nel tempo i sostenitori finanziari sono sempre diventate più spesso persone fisiche. Noi ormai siamo autonomi, camminiamo con le proprie gambe sostenendoci completamente e pagando i nostri dipendenti. Non prendiamo più fondi nemmeno da Kme. Nel futuro - conclude Porcari - vorremmo che queste persone fisiche facessero rete e che nei rispettivi territori facessero raccolta fondi».

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