Il dolore
Matrimoni bloccati in Comune: c’è Pistoia capitale
Impossibile prenotare spazi a Palazzo di Giano o al Villon Puccini finché non sarà pronto il calendario degli eventi 2017
PISTOIA. «Vorrei prenotare la Sala maggiore per un matrimonio nel 2017» dice la promessa sposa col cuore in festa. «Ci dispiace, non si può» rispondono, imbarazzati, dall'ufficio matrimoni del Comune. Il rito civile a palazzo di Giano non s'ha da fare. Almeno fino a quando - e i tempi restano un'incognita - non sarà pronto il calendario delle iniziative per Pistoia capitale della cultura 2017.
Il pasticcio matrimoni ha mandato su tutte le furie diversi innamorati in città. Una dozzina le coppie lasciate nel limbo dal Comune, come denuncia il consigliere d'opposizione Alessandro Tomasi (Pistoia Domani). Impossibile per loro prenotare Sala gonfalone, Sala maggiore e villa Puccini: potrebbero infatti essere occupate dagli eventi culturali del prossimo anno, che però ancora non sono stati decisi.
Così dal servizio di stato civile in via Santa, sono costretti a rimandare a casa gli sposi senza aver fissato la data. Eppure per le stanze le coppie sborsano dalle 240 euro della sala maggiore alle 300 di villa Puccini.
«Già a febbraio - racconta una futura sposa - ci hanno fatto capire che non ci sarebbe stata sicurezza sulla data. Poi, a settembre, ci hanno detto addirittura che avevano preso nota del giorno della cerimonia, ma che fino ad una settimana prima avrebbero potuto disdire tutto nel caso in cui la Sala maggiore venisse occupata da una delle iniziative culturali».
Mentre il Ministero della salute tenta di promuovere un piano per incrementare la fertilità collezionando un pasticcio comunicativo dietro l'altro, a Pistoia le coppie faticano anche a trovare un posto dove unirsi in matrimonio.
«Nella capitale della cultura non ci si può sposare» tuona il consigliere di Pistoia Domani, Alessandro Tomasi, dopo aver raccolto la denuncia di due coppie che non sono riuscite a fissare una stanza del Comune per il 2017. «All'ufficio matrimoni - spiega Tomasi - mi hanno confermato questa situazione paradossale. Ci sono dodici coppie (tra cui una di stranieri) in attesa di risposta che non possono programmare il proprio matrimonio. Siamo alla follia. Cosa significa che le uniche stanze considerate "case comunali" , ovvero adibite ai matrimoni, non saranno disponibili per tutto il 2017? Nessuno potrà fissare il proprio matrimonio prima del calendario ufficiale che, probabilmente, sarà costruito anche in divenire? Perché la giunta non ci ha pensato prima dando indicazione agli uffici su come comportarsi? I cittadini che pagano le tasse e vogliono sposarsi in palazzo comunale, che dovrebbe essere la casa di tutti, non possono farlo. Proviamo a raccontare questa vicenda a Mantova (capitale della cultura 2016, ndr): diventeremmo la barzelletta d'Italia. In tempi non sospetti - conclude il consigliere - proponemmo invano all'amministrazione di aumentare il numero delle case comunali dove far sposare i nostri concittadini e non solo».
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