Il Tirreno

Pistoia

Un seminario di teatro urbano alle Fornaci

di Eleonora Ferri
Una dimostrazioen di parkour urbano (Foto Gori)
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Una dimostrazioen di parkour urbano (Foto Gori)

La squadra di Abdallah Inshasi, fondatore del Gaza Parkour team, ha incontrato i giovani del quartiere di Pistoia per  mostrare il parkour quale strumento per dare voce ai ragazzi palestinesi 

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PISTOIA. Dalle macerie della città di Gaza al quartiere delle Fornaci per testimoniare, attraverso la disciplina del parkour, la voce di un popolo, quello palestinese.

Abdallah Inshasi, 26 anni, nato a Gaza, è il fondatore della celebre squadra Gaza Parkour And Free Running e sabato scorso ha tenuto un workshop a Pistoia, all'interno dell'evento "La città sotto assedio", promosso da Luca Privitera di “Ultimo Teatro Produzioni Incivili”, Nicola Ruganti e Marco Leporatti. Un seminario di teatro urbano per far capire cosa vuol dire vivere sotto assedio.

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Il parkour è una disciplina nata in Francia negli anni '90 che consiste nell'eseguire un percorso urbano superando qualsiasi ostacolo con la maggior efficienza di movimento possibile, attraverso salti, scalate, arrampicate o volteggi. Ma a Gaza il parkour non è solo uno sport, è anche sopravvivenza. «Abdallah ha iniziato a fare parkour per scappare dal conflitto (Gaza vive da 60anni in uno stato di assedio) è abituato a farlo fra le macerie, fra le case distrutte - spiega Luca Privitera in apertura al workshop - lui non vuole fare un atto politico, non vuole insegnare com'è la resistenza, ma vuole testimoniare come lui è riuscito a resistere alla guerra attraverso questa disciplina». Abdallah Inshasi ha iniziato a fare parkour 13 anni fa a Gaza, insieme ad alcuni suoi amici. È qui nel 2005 che si forma il Gaza Parkour team, prima squadra di questa disciplina in Palestina e fra le prime nel mondo arabo. Abdallah riesce poi ad arrivare in Italia nel 2013, grazie a un progetto culturale di alcune cooperative e associazioni. «Il parkour è una cosa utile per i palestinesi, nel parkour c'è un messaggio che è uguale per tutti nel mondo, perché la vita in Palestina è una cosa diversa da qui, perché c'è la guerra - racconta Abdallah cercando di farsi capire in italiano - l'energia che si mette nel parkour aiuta la gente».

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Una disciplina che aiuta i ragazzi di Gaza a non arrendersi, a superare fisicamente e metaforicamente gli ostacoli, a sentirsi liberi, a resistere alla guerra. Il percorso de "La città sotto assedio" ha preso il via dal quartiere periferico e popolare de Le Fornaci, con i suoi grandi spazi fra cemento e palazzi, e ha proseguito attraversando Pistoia fino al centro storico. Alle 15 nella nuova piazza delle Fornaci, una quarantina di partecipanti e alcuni ragazzi e bambini del quartiere, incuriositi, si sono cimentati a piccoli passi nella disciplina del parkour. "Cecchini sul palazzo!Cecchini sul palazzo!" con questo urlo, tutto il gruppo dei partecipanti inizia a scappare e a muoversi verso il centro storico, come se fosse sotto attacco. Durante le soste, Luca Privitera e Abdallah hanno raccontato cosa vuol dire vivere a Gaza, mentre l'attrice Elena Ferretti ha portato testimonianze della seconda guerra mondiale. «Porto avanti vari progetti, adesso sto lavorando a un documentario e a un libro in 5 lingue», conclude Abdallah, con la speranza e la voglia di lavorare affinché «il parkour e il messaggio che si porta dietro, arrivi a più persone possibili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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