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Migranti alla Marcia della pace «Nessun uomo è illegale»

Migranti alla Marcia della pace «Nessun uomo è illegale»

QUARRATA. C'era Oliver, richiedente asilo e da due anni a Quarrata dov'è inserito nel progetto di accoglienza Sprar, che dal palco di piazza Risorgimento ha parlato delle sue piccole "conquiste" nel...

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QUARRATA. C'era Oliver, richiedente asilo e da due anni a Quarrata dov'è inserito nel progetto di accoglienza Sprar, che dal palco di piazza Risorgimento ha parlato delle sue piccole "conquiste" nel nostro paese: il corso di lingua italiana per poter confrontarsi con gli altri e la scuola guida. C'era Happy, pancione di otto mesi, faticosamente ma fieramente portato lungo il percorso supportata dalle amiche nigeriane ed eritree che come lei da qualche mese sono accolte in una struttura di Agliana.

Sono solo alcuni dei tanti ragazzi e ragazze richiedenti asilo e arrivati negli ultimi mesi in provincia, che hanno partecipato insieme alle associazioni, alle parrocchie e alle cooperative che li accolgono all'edizione 2016 della Marcia della giustizia Agliana- Quarrata intitolata proprio "Nessun uomo è illegale". A loro don Luigi Ciotti si è rivolto con calore dal palco di Quarrata mentre i ragazzi, molti giovanissimi, si riposavano dopo gli 8 km di cammino stesi sulla bandierona arcobaleno e magari dopo il selfie davanti alla fontana e al monumento di Agenore Fabbri. Perché a 20 anni o giù di lì, c'è sempre voglia di sorridere anche se scappi dall'inferno e sei in una parte di mondo che forse ignoravi esistesse. Si rivolge a quei ragazzi ospitati per esempio dalla comunità di Vicofaro e Ramini che hanno camminato con lo striscione "Siamo tutti cittadini del mondo", ma anche agli altri. Agli italiani che ogni anno partecipano all'evento promosso dalla Rete Radiè Resh, ma anche a quelli che passano per caso e a quelli che non ci sono.

Cita l'amico musicista Gian Maria Testa, scomparso da pochi mesi, che recita in una delle sue canzoni "Eppure lo sapevamo anche noi l'amaro del partir", evidenziando il distacco con cui i figli degli emigranti di ieri guardano i migranti di oggi. Perché se i simboli della marcia pistoiese sono sempre quelli colorati e allegri di alcuni anni fa, oggi sempre meno persone si "scomodano" per manifestare la propria idea (verbo usato dall'imam di Firenze, Izzedin Elzir). «È disonesto parlare di immigrazione e tacere sulle violenze che alimentano questo fenomeno - tuona il fondatore di Gruppo Abele e Libera - Da 23 anni ci troviamo qui a parlare di poveri. Com'è possibile? Vogliamo risposte!». A chiudere la serata è stato l'attore e scrittore senegalese Mohamed Ba che vive e lavora in Italia da tanti anni. «Guardatemi... Io sono Mohamed - ha detto- un nome che per i musulmani vuol dire molto, perché significa Maometto. Ma sotto la mia maglietta non porto bombe, ho solo una mano tesa verso gli altri, per vivere insieme in pace».

Elisa Pacini

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