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Pistoia

74 anni fa la liberazione

Fiori e silenzio per le sei vittime della strage di San Lorenzo

Fiori e silenzio per le sei vittime della strage di San Lorenzo

PISTOIA. In piazza San Lorenzo il sindaco Samuele Bertinelli e il vice prefetto vicario Giuseppina Cassone hanno deposto una corona e osservato un minuto di silenzio, insieme alle altre autorità...

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PISTOIA. In piazza San Lorenzo il sindaco Samuele Bertinelli e il vice prefetto vicario Giuseppina Cassone hanno deposto una corona e osservato un minuto di silenzio, insieme alle altre autorità cittadine presenti, in ricordo delle sei vittime della strage compiuta il 12 settembre 1943 dai nazifascisti proprio in quel quartiere. La cerimonia si è svolta ieri mattina e ha chiuso il calendario delle iniziative per la liberazione della città.

Gino e Alfio Puglia (padre e figlio), Ivo Bovani, Dino Chiti, Lino Lotti e Maria Tasselli furono messi al muro e giustiziati. Inizialmente gli aguzzini avevano preso la figlia di Maria Tasselli: la madre fece però notare ai nazisti che la donna era incinta di otto mesi. Fu a quel punto che i carnefici presero la mamma al posto della figlia per fucilarla insieme agli altri cinque cittadini. A causa delle percosse ricevute e dello shock la figlia di Maria Tasselli perse la bambina, anche lei vittima del tragico avvenimento.

Al termine della cerimonia, una rappresentanza del gruppo teatrale del Circolo Garibaldi ha letto alcuni brani liberamente tratti dai Quaderni di Fare Storia che tratteggiano la figura delle sei vittime della strage. Inoltre, è stata deposto un mazzo di fiori al monumento intitolato “La pietà e la memoria” dell'artista Flavio Bartolozzi, collocato nel giardino di San Lorenzo.

L'anno esatto che separa la notizia dell'armistizio alla data della Liberazione della città, vide Pistoia teatro di violenze e ingiustizie che proseguirono purtroppo anche dopo l'8 settembre 1944. Proprio il giorno successivo alla Liberazione di Pistoia, nei pressi del Villon Puccini furono uccisi due partigiani, Rolando Ladri e Alberto Dei, e nove civili, in almeno quattro episodi bellici diversi ma distanti tra loro appena poche ore. Dopo l'esecuzione dei due partigiani, la mattina del 9 settembre verso mezzogiorno, un soldato tedesco ferì a morte un ricoverato che stava uscendo dal Villone Puccini. Il pomeriggio, dopo la ritirata tedesca, un colpo di obice partito dalla montagna colpì una camera dell'ospizio uccidendo sette civili: all'ingresso della Villa di Scornio una lapide commemorativa testimonia ancora quella barbarie: "Sotto il piombo nemico, quando speravano prossimi la pace e il fecondo lavoro, compagno diurno di tutta la loro vita, qui cadevano, nei primi di settembre 1944: Masotti Angiolino, Masotti Irma, Masotti Romano, Trallori Teresa, Petreschi Mario, Capecchi Andreina, Baldacci Ulderigo, Bonagrazia Ciara Martellucci”.

Irma Masotti era una ragazza ricoverata al Villone, Angiolo era suo padre, Romano il fratello e Mario Petreschi e Teresa Trallori, due amici, tutti in quel momento stretti intorno alla cara malata. Romolo Giovannelli era invece un infermiere alla Ville Sbertoli e venne anche lui ucciso nello stesso giorno durante un rastrellamento tedesco.

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