Il Tirreno

Pistoia

Oltre trecento le cattedre in attesa di un professore

di Tommaso Artioli
Oltre trecento le cattedre in attesa di un professore

Le procedure di nomina sono partite in questi giorni, ma il 15 settembre è vicino L’allarme dei sindacati scuola: situazione caotica, che si ripete ormai da anni

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PISTOIA. Si vive alla giornata in attesa dello squillo della campanella per il primo giorno di scuola, il 15 settembre. Il quadro sul fronte insegnanti è chiaro, almeno nelle cifre: in tutto 13 le cattedre da coprire nelle scuole elementari (7 più 6 nel sostegno), 84 nelle medie (67 più 17 nel sostegno), 118 per quanto riguarda le superiori (con nessun posto nel sostegno). Posti ai quali si aggiungono i 94 (76 più 18 nel sostegno) per l’insegnamento nelle scuole materne. Questo per quanto riguarda i cosiddetti “organici di diritto”, mentre sugli “organici di fatto” (cioè l’effettiva necessità di insegnanti) c’è ancora molto da capire. «Sappiamo però – sottolinea Alessandra Biagini (Cisl scuola Pistoia) – che la scuola funziona con l’organico di fatto perché non tutte le esigenze riescono ad essere coperte dall’organico di diritto».

Sono partite in questi giorni le procedure per le nomine degli insegnanti e l’apprensione è rivolta al 15 di settembre, quando gli studenti rientreranno in classe, trovandosi a soffrire di riflesso caos e ritardi nell’assegnazione dei docenti. Se, come sembra, l’anno prenderà il via con parte degli organici coperti da supplenze, l'effetto più immediato sarà quello di un avvicendamento di docenti sulle cattedre a lezioni iniziate. Circostanza che andrà a mettere in discussione la continuità didattica. «Continuità didattica che – spiega ancora Biagini – è importantissima. I cambiamenti di insegnanti, soprattutto nelle prime classi, non fanno certo bene agli studenti. Si tratta di una situazione spiacevole che si ripete da anni».

A complicare le cose quest’anno un mare di ricorsi, procedure di conciliazione richieste e non autorizzate dal Ministero, o autorizzate e non andate a buon fine, che porteranno molti docenti che hanno chiesto la mobilità a presentarsi di fronte al giudice del lavoro. Un intreccio di procedure, ritardi e contenziosi che finiscono per ripercuotersi su tutti: chi lavora nella scuola e chi usufruisce del servizio.

Poi ci sono casi, apparentemente, almeno per il momento, senza spiegazione. Due in particolare, riguardano altrettante insegnanti elementari, entrate in ruolo nel 2015 all’inizio dello scorso anno scolastico, che, dopo aver superato l’anno di prova e ottenuto il trasferimento sono andate, tramite chiamata per competenza, a due scuole diverse di Pistoia. Improvvisamente, poi, le due insegnanti, con un decreto dell’Ufficio scolastico provinciale di questi giorni sono state destinate ad altre sedi, entrambe fuori dalla Toscana. Una doccia fredda, insomma, che potrebbe allungare ulteriormente la lista dei contenziosi.

Una situazione di caos che non accenna a placarsi, dunque, e che vede i sindacati puntare il dito contro gli effetti dell’attuazione della recente riforma della scuola. «Noi sindacati – ricorda Biagini – l’avevamo previsto, ma non ci hanno ascoltato. La scuola italiana è una buonissima scuola e va avanti perché gli operatori, dirigenti, docenti e personale ata, si arricciano le maniche e fanno di più di quello previsto dal loro contratto».

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