Sicurezza
L’atto finale del Serravalle Jazz
Chiuderà la rassegna la band da 18 elementi di Genovese. Intervista a Oliva
SERRAVALLE PISTOIESE. Dopo le prime due notti di grande musica, il Serravalle Jazz 2016 arriva all’atto finale. Stasera alle 21 a chiudere la manifestazione sarà la big band di Vincenzo Genovese (diciotto elementi), che offrirà un set capace di spaziare tra jazz e rhythm & blues, tra soul e funk, probabilmente con qualche escursione nel pop.
In apertura di serata sul palco saliranno due pianisti con base a Pistoia, Daniele Biagini e Antonino Siringo, che invece si muoveranno in un territorio al confine tra classica e jazz. Ieri intanto è stata la volta del Frizione Sextet di Romano Pratesi, arrivato a Serravalle fin da lunedì e salito sul palco dopo due giorni di prove intense. Il pianista Stéphan Oliva ci ha raccontato il suo amore per la musica: «Il primo contatto che ho avuto con il jazz è stato un concerto di Bill Evans. Quella sera si esibiva con un repertorio classico, e non ebbi l’impressione di ascoltare un pianista che stava suonando Chopin, ma Chopin in persona seduto al piano. Fu un’esperienza capace di segnare la mia vita, e anche se negli anni seguenti ho ascoltato tantissimi pianisti e musicisti, probabilmente Bill Evans rimane il mio preferito, e il mio punto di riferimento principale».
Alla rassegna di Serravalle Oliva è stato il cuore di un gruppo di sostanza, con Glenn Ferris al trombone, Hasse Poulsen alla chitarra, Romano Pratesi al sax e clarinetto, Claude Tchamitchian al contrabbasso e Christophe Marguet alla batteria. «Ènla prima volta che suoniamo insieme, ma abbiamo fatto due giorni di prove e abbiamo funzionato molto bene, divertendoci. Non avevo mai suonato con Romano Pratesi e Glenn Ferris, mentre conosco molto bene Claude, Hasse e Cristophe. Mi piace esibirmi in Italia: non succede così spesso, quindi ogni occasione è benvenuta».
Il dna del sestetto lo illustra lo stesso Oliva: «Suoniamo composizioni originali, e siccome la band è formata da musicisti molto diversi fra loro, ne viene fuori un concerto eclettico, vario, le personalità emergono con le loro caratteristiche, e naturalmente lasciamo spazio all’improvvisazione». Negli ultimi decenni il contributo europeo alla musica jazz è stato sempre più rilevante: «Certamente quello che i musicisti europei stanno portando a questa musica è fondamentale. In Francia ci sono bravissimi musicisti ovunque, non solo a Parigi, e la capitale non è più egemone nemmeno per quanto riguarda le occasioni per suonare, perché i festival sparsi per la Francia sono tanti, e sono il cuore del nostro lavoro. Un po’ come questo Serravalle Jazz. Anche grazie a queste occasioni in cui musicisti diversi si trovano insieme, la musica evolve: oggi il jazz non ha solo le radici blues afro-americane, ma anche una profonda influenza della cultura musicale europea, da Bartok in qua».
Lorenzo Mei
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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