Il Tirreno

Pistoia

Voronoi chiuso, la protesta di Confcommercio

Valentina Vettori
La protesta davanti al Voronoi in piazza dell'Ortaggio a Pistoia (Foto Gori)
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La protesta davanti al Voronoi in piazza dell'Ortaggio a Pistoia (Foto Gori)

Tutti seduti simbolicamente per terra davanti al locale in piazza dell'Ortaggio a Pistoia, i vertici dell'associazione di categoria per solidarietà con i titolari del locale chiuso dal Comune per contrasti sul dehor

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PISTOIA. «Siamo tutti con il sedere per terra. Seduti ai tavolini virtuali del ristorante Voronoi». Ci scherza su Moreno Ianda, presidente di Fipe-Confcommercio, commentando la “rimozione forzata” degli arredi esterni del locale di piazzetta degli Ortaggi. Dopo la decisione del Comune di Pistoia di chiudere per cinque giorni il ristorante, lasciando a casa 20 dipendenti in un periodo, fine agosto, piuttosto intenso dal punto di vista lavorativo. Ordine imposto dall’amministrazione – il locale riaprirà il 31 agosto, ma non è ancora chiaro se con o senza tavoli e sedie esterne - a seguito del mancato adeguamento da parte dei titolari ad alcune prescrizioni richieste nel marzo scorso,dal Comune stesso, riguardanti gli ombrelloni. La sostituzione di un ombrellone 6x6, con 4 ombrelloni più piccoli 3x3. Prescrizioni a cui i titolari del locale risposero contestando la richiesta, attraverso le loro motivazioni, e presentando ricorso al giudice di pace. Giudice che si era espresso disponendo la sospensiva al mese di novembre. Ma le cui conclusioni – come sottolineato da Palazzo di Giano - “non hanno alcuna rilevanza ai fini dell’ordinanza”. Tanto che, appunto, è stata comunque disposta la chiusura del ristorante, a seguito di “una lunga serie di richiami e di avvisi per l'adeguamento degli arredi esterni”.

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Giusto il tempo di una battuta per alleggerire la tensione, però. Perché Ianda e i numerosi ristoratori del comparto Sala, che ieri hanno manifestato in piazza dell’Ortaggio per la scelta «determinata dall’assoluta assenza di buon senso» di chiudere il Voroni per cinque giorni, fanno quadrato intorno a Daniele Andreotti e Mauro Breschi. Titolari della ristocaffetteria. A rischio, oltre ai rapporti che scricchiolano sempre più fra amministrazione e commercianti – ricorderete il muro contro muro cominciato nel dicembre 2015, dopo che decine di locali si erano visti respingere il rinnovo delle concessioni annuali per l’utilizzo di suolo pubblico a fronte di un regolamento immutato, crisi poi rientrata - , anche il famoso Codice di autoregolamentazione del luglio 2014. Quell’insieme di norme, sottoscritte da gran parte dei ristoratori, per regolamentare la movida notturna del centro storico. Dalla pulizia delle aree antistanti i locali, alla somministrazione delle bevande in contenitori di plastica, passando per la chiusura dei locali entro le due di notte e la garanzia della presenza di steward per vigilare l'esterno dei locali.

«Se il Comune deciderà di far riaprire il locale senza dehor – interviene Marco Baldasseroni, Confcommercio – ci muoveremo di conseguenza. L’auspicio, ovviamente, è che si possa trovare un nuovo equilibrio, e che l’amministrazione inizi a remare nella stessa direzione dei commercianti. Altrimenti sarà un disastro». Decisioni definitive sulla concessioni di uso del dehor per il Voronoi, però, potranno arrivare solo il prossimo 7 settembre. Dopo che sarà tornata a riunirsi la Conferenza dei servizi. L’organo del Comune preposto a valutare le richieste per la concessione di suolo pubblico.

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