Il Tirreno

Pistoia

Un ex manager bocconiano è uno dei due eremiti arrestati a Sambuca

di Pasquale Petrella
Le piante di canapa indiana sequestrate da carabinieri e guardia forestale
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Le piante di canapa indiana sequestrate da carabinieri e guardia forestale

Sono accusati di coltivazione abusiva di canapa indiana. Convalidato il fermo, saranno processati fra due settimane

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PISTOIA. «Se mi trattengono, per me è una tragedia. Voi avete il supermercato ma io se non raccolgo i frutti da mettere da parte per l’inverno, non mangio». E’ preoccupato Marco mentre aspetta il suo turno nell’anticamera dell’aula del giudice delle indagini preliminari, Emanuela Maria Francini, in compagnia dell’avvocata Elisa Magrini e scortato dai carabinieri e dagli agenti della guardia forestale che lo hanno arrestato martedì 23 agosto con l’accusa di coltivazione abusiva di canapa indiana sui monti di Sambuca Pistoiese. E’ lì che da quasi quindici anni ha scelto di vivere come eremita questo quarantaduenne originario della provincia di Varese.

E sono invece quasi venti gli anni trascorsi in quei boschi dal romano Andrea Favoccia, 45 anni, capelli a rasta come quelli di Marco, che esce poco dopo dall’aula del giudice con un viso più disteso. Anche lui è stato sorpreso martedì 23 agosto da carabinieri e guardia forestale a curare una piccola piantagione di canapa indiana a poche centinaia di metri da quella di Marco che preferisce non dare il proprio cognome «perché non voglio che si preoccupino i miei genitori».

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Arresto convalidato e obbligo di firma due volte a settimana nella stazione dei carabinieri di Pavana in attesa della prossima udienza prevista per mercoledì 7 settembre per il romano che ci tiene a sottolineare che non fa parte della comunità degli elfi. «Sono un eremita e vivo vicino a quella comunità ma non scrivete che sono un elfo» tiene a precisare il romano che è accompagnato dall’avvocato Alessandro Spinetti ed ha già in mente l’orario del pullman per ritornare fra quei monti che lo hanno stregato e portato a viverci rinunciando ad ogni comodità. Niente energia elettrica, acqua del ruscello, alimenti prodotti negli orti o che crescono spontaneamente nel bosco, piccolo allevamento di pollame e qualche pecora. Prima di uscire raccoglie la preghiera di Marco, «se non dovessi tornare mi raccomando dai da mangiare al mio gatto e dai un occhio alle mie cose». Una raccomandazione che nasconde tutta la preoccupazione di Marco, incensurato e con un passato che lo ha visto vivere in una realtà completamente diversa da quella dei monti dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Il quarantaduenne è un laureato alla Bocconi di Milano dove ha discusso la tesi “Metodologie di valutazione ambientale e sviluppo sostenibile” con relatore il professor Pierluigi Sacco. Una mente brillante e una famiglia benestante alle spalle che lo hanno portato a diventare un product manager dell’Italaudio, storico distributore nazionale del gruppo Yamaha fino al 2001 quando, come lui stesso ha raccontato, mentre si trovava all’Holiday Inn di Manhattan – era gennaio – ha maturato la sua decisione di staccare la spina e a giugno dello stesso anno era in mezzo ai boschi delle montagne Pistoiesi, senza carta di credito in tasca, senza auto ma soprattutto senza il ritmo frenetico che imponeva il lavoro e l’azienda. Un ritmo e un lavoro che, racconta l’ex manager, servivano solo per soddisfare bisogni secondari, indotti dal sistema. Marco invece ha scoperto di voler vivere in mezzo alla natura seguendo i suoi tempi, quelli delle stagioni, e diventando un vegano.

Ora quest’accusa di coltivazione abusiva di canapa indiana che lui contesta e dopo aver inutilmente cercato di spiegarsi davanti al giudice Francini, dovrà riprovarci mercoledì sette settembre. Intanto però, il giudice lo ha rimesso in libertà (salvo dover andare due volte a settimana a firmare nella stazione dei carabinieri di Pavane) ed è così tornato fra le sue montagne e al suo orto per raccogliere quei preziosi frutti che dovranno garantirgli un inverno meno difficile.

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