Il Tirreno

Pistoia

Gli Elfi, quella tribù dal largo sorriso

David Ceccarelli
Alcuni componenti la comunità degli Elfi al lavoro
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Alcuni componenti la comunità degli Elfi al lavoro

Viaggio a Casa Sarti sulle montagne Tosco-Emiliane alla scoperta di un altro modo di vivere. La comunità vive fra i boschi nel comune di Sambuca Pistoiese

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SAMBUCA PISTOIESE. «Mio padre, un vispo ultra ottantenne di Porretta, non aveva mai visto il mare. Ci puoi credere? Eppure è vero. Così, un paio di mesi fa, improvvisamente, ha deciso di andarci e, da li, mi ha spedito anche una cartolina, scrivendomi che era felice. Sai, penso che, per un attimo, anche solo per quell’attimo, abbia abbracciato una ventata di rinnovata freschezza e spensierata libertà. Quella libertà che io non mi sono mai fatto mancare». Questa è stata parte della prima chiacchierata che ho avuto modo di poter fare a ‘Casa Sarti’ uno dei villaggi degli Elfi sparsi sugli Appennini Pistoiesi a circa mille metri di altezza. Chi mi ha detto tutto ciò non è propriamente un elfo, neppure un folletto o un nano, come potrebbero ironizzare in tanti, ma solo un assiduo visitatore, o un estemporaneo abitante di Casa Sarti. Il suo aspetto è molto pittoresco, capelli rasta contenuti in un panno stinto che dovevano aver visto tempi migliori, pantaloni, borsetta e gilèt in pieno stile ‘santone indiano new age’. Tutto sommato, nel contesto locale, appariva più che perfetto e anzi, a suo modo, usando riferimenti visivi più contemporanei, ricordava sia nell’apparenza che nelle movenze Jack Sparrow, il simpatico pirata interpretato da Johnny Depp (il quale, al momento, forse preferirebbe rintanarsi sugli Appennini pistoiesi piuttosto che sostenere gli oneri impellenti di un disastroso divorzio).

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Ma facendo un salto all’indietro, perlomeno di qualche ora precedente la mia chiacchierata avvenuta a Casa Sarti, potrei iniziare con il ricordo di un’indimenticabile splendida giornata di cammino attraversando silenziosi boschi di faggi, aspre salite ricoperte da un esercito di foglie morte e valli rigogliose assieme agli amici Oliviero e Riccardo. Nel corso degli ultimi anni, sponsorizzato perlopiù da ‘brand’ stranieri, ho avuto la fortuna di affrontare, con mezzi più o meno bizzarri, come skateboard, monopattini o semplicemente a piedi, avventure estreme ‘a zonzo per il mondo’ e, con Oliviero, ho il ricordo della traversata della Lapponia, o delle Highland scozzesi o infine delle impervie coste del Galles. Durante le mie avventure, seguendo anche una particolare inclinazione caratteriale, ho conosciuto diverse realtà sociali come gli inuit, i sami, gli indiani canadesi e via dicendo, tutto sul filo di una scia di vividi ricordi che ancor oggi mi fanno battere forte il cuore e mi hanno aiutato a comprendere, con discrezione e semplicità, il senso di vite così differenti e spesso altrettanto difficili. Fino a pochi giorni fa, nonostante la mia curiosità, come spesso accade con le cose non troppo lontane, ancora non avevo avuto modo di entrare in contatto con un universo così particolare come quello degli Elfi. Spesso, per ogni cosa, c’è un giusto momento accompagnato da una giusta occasione, entrambe sono state favorite dall’amico Riccardo, il quale avendo casa nei pressi di Casa Sarti oltre che essere un vicino è anche un amico della comunità (nonché un appassionato dei formaggi da loro prodotti, e dopo averli assaggiati personalmente, ne sottoscrivo una bontà quasi lussuriosa). Il primo villaggio Elfo, chiamato romanticamente ‘Gran Burrone’ (nome elfico di Pesale, un borgo abbandonato sull’Appennino tosco emiliano) , è sorto oltre trentacinque anni fa. Da allora vi è stato un ricambio generazionale fisiologico, sono sorti gruppi e famiglie con ‘piccoli elfi’, fino ad arrivare ad un totale di circa duecento anime sparse fra i vari villaggi spuntati negli anni a seguire. Gli elfi rappresentano una categoria di ‘ultimi romantici’, restauratori di realtà altrimenti in abbandono, una sorta di micro società rurale, un eco villaggio quasi totalmente autosufficiente in contrapposizione alla personale visione di una moderna società cannibale e spersonalizzante che non li rappresenta. La loro esistenza potrebbe apparire una utopia sociale e politica (anche se, a parer mio, quelle formalmente costituite non hanno meno punti oscuri) in quanto non vi sono figure interne istituzionalmente preposte al comando. Tutto si fonda su una bonaria anarchia, correlata da periodiche ‘riunioni di condominio’ dove si decidono, di volta in volta, i passi da sostenere e i problemi che devono essere risolti comunemente. In ogni villaggio elfo vige una economia interna basata su poche cose, piccole coltivazioni, qualche animale da allevamento, artigianato, ogni tanto alcuni di loro si avventurano in sagre e fiere con forni trasportabili, sfornando focacce e pizze. Sono molte le cose che ci fanno paura ma, comunemente, si teme quel che non si conosce, ed è stata questa l’impressione e la conferma che ho avuto chiedendo informazioni ad alcune famiglie che abitano non lontano dagli insediamenti elfici. Drogati, animali sporchi, gente primitiva e disadattata, queste ed altre più colorite espressioni uscivano dai bisbigli in sordina, di certo non riuscirei a dipingere con parole positive un ricco e moderno cocainomane, o più semplicemente un giovane che, invece di andar a caccia dei propri sogni insegue a testa bassa sgorbi sul cellulare. L’accoglienza al villaggio elfico è stata molto cordiale, fatta e scandita da antiche usanze (a volte cadute in disuso) un sorriso e una mano tesa in segno di pace, un posto a tavola senza nulla pretendere, buon vino e una corposa polenta . Tanti potrebbero storcere il naso, addirittura tapparselo per il disordine o lo stile trasandato di alcuni personaggi ma l’accettazione e il rispetto altrui nel rispetto degli altri è la loro moneta comune e corrente. Personalmente ho trovato che queste micro realtà siano un arricchimento del paesaggio e un’utile risorsa che potrebbe trovare anche sbocchi particolari. Certamente un evidente richiamo a quel gran marasma che fu di ‘woodstock e dintorni’ è palese e piacevolmente evidente, ma insomma anche quel concerto, nonostante le sue pecche, le sue oscenità, i suoi scandali segnò la storia della musica e per molti versi fu semplicemente indimenticabile.

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