Il Tirreno

Pistoia

esequie solenni in san zeno

«Grazie per avermi dato la tua amicizia»

Tiziana Gori
La folla all'esterno della cattedrale di San Zeno (foto Gori)
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La folla all'esterno della cattedrale di San Zeno (foto Gori)

Un migliaio di persone in cattedrale per il funerale del vescovo Bianchi. La commossa omelia di monsignor Tardelli

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PISTOIA. «Questa Chiesa oggi ti dice grazie, e a me, che ho avuto la grazia della tua amicizia, chiedo te ne prego di continuare a starmi vicino». Un amico perduto nella vita terrena, da ritrovare in quella celeste in cui entrambi, pastori di Dio, credono per scelta e per vocazione ricevuta. È commosso monsignor Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia, mentre le parole dell’omelia funebre per il suo predecessore, Mansueto Bianchi, riecheggiano nella cattedrale di San Zeno.

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Fuori, una ventina di turisti incuriositi, osservano la cerimonia in cattedrale seduti sui gradini del Battistero di San Giovanni. Dentro San Zeno (le cui porte sono rimaste aperte per dare sollievo dal caldo) un migliaio di persone si sono riunite dal primo pomeriggio di venerdì 5 agosto per l’ultimo saluto a monsignor Bianchi, morto mercoledì 3 nella sua residenza romana all’età di 67 anni a causa di un male incurabile. Bianchi è stato vescovo della Diocesi di Pistoia per quasi otto anni, 2.700 giorni, da fine 2006 al 2014, quando Papa Francesco lo ha nominato segretario ecclesiastico generale dell’Azione cattolica, trasferendolo a Roma.

Alcuni mesi fa la scoperta del male: quattro mesi di ospedale, a fine giugno un delicato intervenuto chirurgico per l’asportazione di un tumore allo stomaco e poi il nuovo, definitivo, peggioramento. Bianchi aveva preso il posto, dieci anni fa, di Simone Scatizzi. Un ruolo impegnativo: sostituire un vescovo amatissimo, guida spirituale della Chiesa pistoiese da 25 anni. La sua mitezza, la quiete del carattere, la capacità di ascoltare e di essere vicino ai problemi delle persone, ne avevano fatto però ben presto un punto di riferimento, e la sua scomparsa - in età ancor giovane - ha commosso la città, portando in San Zeno la Pistoia credente e tanti laici, rappresentanti delle istituzioni e volontari delle associazioni.

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«Dopo l’ultima operazione ti venni a trovare - ricorda monsignor Tardelli - Con la tua solita ironia mi dicesti che volevi leggere in anticipo la mia omelia su di te. Non ti ho obbedito, e ora sono qui a presiedere un rito che mai avrei pensato di dover presiedere. Mi sembra uno dei tuoi scherzi. Eppure, quando l’altra sera ti ho incontrato, immobile nel tuo letto, e ho visto il tuo sorriso l’ho subito riconosciuto. Era il sorriso della tua dolce e pungente ironia, come se tu ci dicessi dal letto di morte: “Ora ci siete voi nelle peste, io sono al sicuro. Ora tocca a voi sbrigarvela”. Nello stesso tempo però, quel sorriso bonario mi diceva “Non abbiate paura, tutto passa. Io vi starò sempre vicino”».

Video, Pistoia saluta Mansueto Bianchi

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Tardelli ricorda che a gennaio, quando il male si era manifestato e monsignor Bianchi aveva deciso di fare testamento, in calce, di rosso, aveva scritto a chiare lettere: “Alla fine rimane soltanto la misericordia di Dio”. Sì, è vero - conferma Tardelli - Dio è misericordioso, e noi troviamo vita solo in questa misericordia. Ma lasciatelo dire, quanto è dura accettare questa misericordia che ti toglie l’amico più caro che hai». La loro è un’amicizia nata in età giovanile, e ripercorsa nelle tappe della comune fede: «Nella Gerusalemme del cielo - afferma Tardelli - hai visto e amato, profondamente, la Chiesa della terra, che hai sognato bella e senza rughe. Così la conoscemmo insieme nei nostri anni giovanili. Poi abbiamo conosciuto le rughe e le ferite, abbiamo toccato con mano che tra la Gerusalemme celeste e la Chiesa della terra c’è unione d’identità, ma anche differenza. Tu però hai continuato ad amarla così come ti si presentava, con le sue rughe e le sue contraddizioni. Il Signore ci ha chiamato a servirla in un modo tutto particolare, ma insieme alla travolgente grazia che ci ha investito la fatica si è fatta sentire. Portarla insieme era un sollievo, ora per chi resta la fatica si fa più pesante. Lo sai vero questo? Alla fine però tutto torna, e le parole di Giovanni ascoltate nel Vangelo danno un senso a questa vicenda, che ci segna così profondamente. Nel pensarti, fratello mio, come un chicco di grano caduto in terra per portare un frutto abbondante trovo un po’ di conforto il mio dolore e il dolore di tutti noi. In questo forse, riusciamo a comprendere anche l’infinita misericordia di Dio arrivata attraverso di te: quello che ci è stato ricevuto è tanto, quello che ci è stato donato molto. È come un seme depositato nei nostri cuori, che ha prodotto e produrrà ancora beni stupendi. Già la tua morte lo rende evidente. La nostra Chiesa di Pistoia deve ringraziare Dio di averti avuto come suo pastore. Oggi ti abbraccia, con un abbraccio che forse non sempre è riuscita ad esprimerti. Senza titubanze, con tutta se stessa, riconoscendoti suo angelo, vescovo saggio e fedele. Questa Chiesa ti accompagna alle porte del Cielo e non ti dimenticherà».

 

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