Il Tirreno

Pistoia

Mazzanti indagato per abuso d’ufficio e voto di scambio

Pasquale Petrella
Marco Mazzanti, sindaco di Quarrata, durante un'inaugurazione (foto Gori)
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Marco Mazzanti, sindaco di Quarrata, durante un'inaugurazione (foto Gori)

Al sindaco di Quarrata notificato un avviso di fine indagine che riguarda le elezioni regionali e c’è anche il peculato

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QUARRATA. L’avviso di fine indagine gli è stato notificato alle 15 e 50 di mercoledì 3 agosto e a Marco Mazzanti, sindaco di Quarrata, è sprofondata la terra sotto i piedi. I capi di accusa nei suoi confronti lo hanno lasciato senza parole: abuso di ufficio, voto di scambio elettorale e peculato. Fatti avvenuti in occasione delle ultime elezioni regionali.

«Mi contestano cose che ammetto di aver fatto ma non vedo dove e come possano essere etichettati come reato - dice il sindaco che non riesce a capacitarsi di questo avviso da parte della Procura di Pistoia - In pratica sono stato indagato perché avrei, nella mia qualità di membro della commissione elettorale, nominato degli scrutatori ai quali avrei chiesto di votare per i candidati del mio partito, Marco Niccolai e Federica Fratoni. Inoltre avrei chiesto di assumere in via temporanea delle persone al Cis (Consorzio intercomunale servizi ndr) e a Manpower. Infine, durante tutto il tempo che hanno tenuto sotto controllo il mio telefono istituzionale, hanno calcolato che l’ho utilizzato per ben tre ore e sette minuti per chiamate verso mia moglie, i miei famigliari ed i miei colleghi di partito. Di qui il peculato».

Questo l’elenco delle ipotesi di reato che gli vengono contestati. E quindi le spiegazioni di Marco Mazzanti che ammette di aver fatto tutto quello che è contenuto nell’avviso di fine indagine. «Come politico, certo che chiedo a coloro che conosco di votare per i candidati del mio partito - dice il primo cittadino di Quarrata - Ma gli scrutatori sono stati nominati dalla maggioranza e in parte dalla minoranza, utilizzando un modus operandi generale che privilegiasse gli studenti ed i disoccupati».

«Se ho indicato dei nomi al Cis e al Manpower per delle assunzioni temporanee? Certo che l’ho fatto e non si tratta nè di parenti nè di amici ma di quarratini che si sono rivolti al sindaco perché disperati, senza lavoro e con famiglie a carico - continua Mazzanti - Hanno fatto i colloqui, qualcuno è stato preso, qualcun’altro no. Ma ho solo cercato di aiutare dei cittadini di Quarrata che si sono rivolti a me come sindaco, per essere aiutati a trovare un lavoro». «Sulle tre ore e sette minuti di uso del telefono per chiamate private, non dico nulla, mi sembra ridicolo - conclude amareggiato Mazzanti - Ho comunque piena fiducia nella magistratura e domani (oggi ndr) cercherò un avvocato per affrontare a testa alta questa situazione che mi pare inverosimile». Mazzanti spiega anche perché ha deciso di rendere pubblica la vicenda. «Voglio camminare a testa alta davanti ai miei cittadini e davanti ai magistrati - conclude - Ho preferito renderlo noto io prima che uscisse da altre parti. E anche perché non ho nulla da nascondere».

Dall’avviso di fine indagine il sindaco di Quarrata dice di non aver letto nè se si tratta di reati addebitati in concorso con altre persone, e quindi se ci sono altri indagati, nè da chi e perché è partita l’inchiesta della magistratura che l’ha spinta a mettere sotto controllo il suo telefono.

 

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