Il Tirreno

Pistoia

Bertinelli sicuro dei suoi atti: trasparenti e pubblici

di Pasquale Petrella
Il sindaco Samuele Bertinelli durante la conferenza stampa (Foto Gori)
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Il sindaco Samuele Bertinelli durante la conferenza stampa (Foto Gori)

Il sindaco di Pistoia è tornato dalle vacanze per difendere l'operato suo e della sua Giunta dalla notizia circa un'inchiesta per presunte illegalità nei bandi per le assunzioni

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PISTOIA. «Tutti gli atti da me compiuti sono atti che rispondono agli interessi della città e del suo futuro. Dò anche per scontato e sono strasicurissimo della legalità e legittimità degli stessi perché prima di essere approvati politicamente hanno passato il vaglio degli organi preposti a verificarne la legalità».

Samuele Bertinelli è un fiume in piena, in conferenza stampa. Una conferenza indetta in fretta e furia, così come in fretta e furia è tornato dalle vacanze iniziate solo pochi giorni fa, per spiegare quella notizia circa un’inchiesta della procura della Repubblica con le pesanti accuse di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, la concussione, l’abuso di ufficio, il falso; accuse che a vario titolo sarebbero rivolte allo stesso sindaco, all’intera giunta e ad altri dirigenti attuali del Comune o di recente trasferiti in altri enti, per un totale di sedici persone. «Intanto tengo a precisare che è sicuramente una bufala il fatto che siamo stati avvisati, perché nessuno di noi ha ricevuto un avviso di garanzia – attacca Bertinelli – E l’unica cosa certa, così come dice lo stesso procuratore capo Paolo Canessa, è che adesso c’è un’inchiesta per violazione di segreto d’ufficio».

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«Non voglio trincerarmi dietro le solite litanie: sono assolutamente sereno, oppure, ho piena fiducia nella magistratura – dice Bertinelli – Sono pronto ad entrare nel merito e a dire la verità, tutta la verità, come ho fatto fin da quando avevo i pantaloni corti. Tutti sanno come io sia molto severo nel rispetto della separazione netta fra le competenze tecniche e quelle politiche. Se, come ho letto, l’inchiesta è quella che riguarda i bandi per le assunzioni dei dirigenti, allora posso dire che quegli atti sono nati negli uffici dei tecnici amministrativi ed io li ho solo avallati. Della loro correttezza ne sono certo al cento per cento».

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«Se la magistratura fa accertamenti sugli atti del Comune, sono io il primo a sentirmi garantito – continua Bertinelli – A questo punto però una domanda nasce spontanea: Cui prodest?». Ed è proprio su quest’ultima domanda (a chi può giovare oggi la pubblicazione delle notizie su questa inchiesta, se non ci sarebbero novità) che il sindaco prova a rispondere ai giornalisti. «Non so cosa si possa leggere dietro a questo attacco – dice – sono consapevole che fra i dipendenti del Comune c’è del malumore perché con le mie decisioni ho turbato degli equilibri consolidati. Ma sono arrivato a ricoprire il ruolo di primo cittadino di questa città e mi sono ritrovato un’inchiesta della Procura con arresti e perquisizioni per quanto fatto prima del mio mandato. Dovevo assolutamente rivoluzionare la macchina amministrativa per ripartire. Tutti gli atti, ribadisco, sono stati avallati dagli organi preposti a verificarne la loro legalità. Ho sempre parlato solo e soltanto con atti istituzionali. Tengo sopra ogni cosa alla mia integrità morale».

E su questo concetto il sindaco elenca le virtù, che oggi si direbbero d’altri tempi. «Io non ho la carta di credito del Comune come hanno tutti i sindaci, non uso il telefono comunale e mi pago i biglietti del treno e dell’autobus di tasca mia. Non accetto perfino che qualcuno mi offra un caffè, e in un Paese in cui si scopre che qualche politico con i soldi pubblici si è pagato anche la biancheria intima, credo di poter dire la mia in materia di moralità. L’unica cosa che mi si può contestare è di essere troppo rigoroso».

Una giornata frenetica, come detto, quella del sindaco Bertinelli. «Non appena ho saputo la notizia, ho salutato mia figlia e la mia compagna e sono tornato a Pistoia con tre obiettivi precisi: convocare la conferenza dei capigruppo, incontrare il procuratore capo Paolo Canessa per spiegare ai cittadini cosa stava succedendo e difendere l’assoluta trasparenza dell’operato di questa amministrazione».

Una inchiesta però è aperta, e lo dice lo stesso procuratore capo. «Sì, è quella di cui si è già parlato e scritto, relativa ad un esposto presentato da due dipendenti che lamentavano irregolarità sulla composizione di un bando per l’assunzione di un dirigente – dice Bertinelli – Un’inchiesta dovuta quando c’è qualcuno che fa un esposto. Oggi invece siamo andati ben oltre quella notizia dell’apertura di un fascicolo in procura. Una manovra politica visto che l’anno prossimo ci sono le elezioni? Credo sia sbagliato buttarla in politica, però devo dire che non ho alcuna opinione su come sia nata tutta questa vicenda e sul perché se ne parli oggi».

E se nei prossimi giorni dovesse arriva un avviso di garanzia? «Sarebbe un atto a mia garanzia – conclude Bertinelli – E non avrei dubbi nel renderlo subito pubblico, così come sono certo che non avrei bisogno dell’avvocato e mi metterei immediatamente a disposizione della magistratura perché sulla mia integrità morale non transigo».

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