Il Tirreno

Pistoia

Bilancio positivo per il piano di evacuazione

di Pasquale Petrella
Maria Teresa Carosella nel Centro di coordinamento e soccorso (Foto Gori)
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Maria Teresa Carosella nel Centro di coordinamento e soccorso (Foto Gori)

L’operazione per la rimozione della bomba non ha avuto intoppi ed è costata al Comune poche migliaia di euro. A coordinare il piano la dirigente Maria Teresa Carosella

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PISTOIA. Quindici giorni di fuoco per la protezione civile e per la dirigente del settore, l'ingegner Maria Teresa Carosella che ha dovuto predisporre il piano di evacuazione di oltre diciannovemila pistoiesi per poter permettere la rimozione in sicurezza della bomba della Seconda guerra mondiale. All'indomani di un'operazione che, per i numeri che ha rappresentato, si può dire unica per Pistoia negli ultimi settant'anni, c'è la soddisfazione perché tutto è andato liscio e perché la macchina organizzativa ha lavorato a pieno regime, riuscendo anche a superare gli imprevisti dell'ultimo momento. E il costo? Poche migliaia di euro, legate soprattutto ai pasti per i cinquecento volontari (duemila euro circa), all'acqua (mille circa), ai volantini informativi (cento) e alle spese per realizzare la buca dove è stato fatto brillare l'ordigno bellico (duemila). Mancano però da quantificare gli straordinari dei dipendenti pubblici.

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Per una manciata di ore il Centro di coordinamento e soccorso in via Traversa della Vergine ha pullulato di esperti e di responsabili dei settori più vari che ha coordinato quasi ottocento persone sul territorio interessato. Tutti pronti ed operativi in caso di emergenze, ma il lavoro più grande è stato fatto a monte, nei giorni precedenti.

«Da quando ci hanno avvertiti il 14 luglio scorso che in via Pratese era stata rinvenuta la bomba di aereo, la nostra preoccupazione si è immediatamente concentrata su cosa fare e nel dare corpo alle indicazioni dei militari del Genio» racconta l'ingegner Maria Teresa Carosella.

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«Le prime indicazioni ovviamente sono state quelle di evitare sollecitazioni all'ordigno e quindi la strada è stata chiusa al traffico ed è stata portata della sabbia per ricoprirlo - dice ancora la dirigente del comune di Pistoia - Poi avevamo urgenza di conoscere il raggio di azione delle schegge per capire il numero di persone da evacuare. Abbiamo fatto delle simulazione e ci siamo resi conto che per un raggio di cinquecento metri, sarebbero state interessate poco più di settecento persone ma che al raddoppio del raggio si decuplicava il numero dei residenti. E quando il 18 luglio il comando militari ci ha detto che dovevamo provvedere ad evacuare il territorio per 1,6 chilometri allora abbiamo verificato che si arrivava addirittura a 19.169 residenti».

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Nel frattempo la dirigente si informa e scopre che a Carrara l'anno scorso, per una situazione analoga, sono state evacuate oltre diciassettemila persone. «Ho chiesto ai colleghi di Carrara il loro piano di evacuazione attuato in quella circostanza ed ho recuperato quello che è previsto dalla legge - racconta la dottoressa Carosella - Il coordinamento col dottor Piero Paolini responsabile del 118 è stato fondamentale per conoscere le criticità sanitarie presenti nell'area interessata. Per fortuna l'ospedale era fuori dalla zona rossa. Così come è stato importante la collaborazione col capitano Pietro Pace della Brigata Genio che ci ha dato alcune indicazioni su come gestire la zona rossa».

E' seguito poi lo studio attento della cartina dell'area da evacuare, i varchi di accesso «pensavamo fossero solo una trentina, poi siamo arrivati a 53 prevedendo anche quelli pedonali per evitare il rischio sciacallaggio»; le strutture da trovare fuori la zona rossa per accogliere i residenti «sapevamo che sarebbe stato impossibile alloggiare i 19.169 residenti da evacuare ma ci siamo comunque attivati per trovare il maggior numero possibile di strutture che fossero di facile accessibilità, confortevoli, con aria condizionata e da poter essere raggiunte anche a piedi - racconta sempre la dottoressa Carosella - E siamo stati fortunati perché la caserma Marini, la biblioteca San Giorgio e i locali dell'Uniser hanno risposto a pieno a queste esigenze. Ma abbiamo avuto anche l'adesione di molti circoli».

Al piano teorico ha fatto seguito il piano pratico. «Sì, è stata una esperienza unica ed entusiasmante - racconta la dottoressa Maria Teresa Carosella - Ci siamo confrontati con i volontari, le associazioni, le forze dell'ordine ed i tecnici. E' stato un grande lavoro per mettere insieme tutti i tasselli. Stancante e gratificante allo stesso tempo grazie anche alla collaborazione incondizionata offerta da tutti gli attori di questa operazione».

Un piano pienamente riuscito che potrà essere riutilizzato in eventuali casi simili per il futuro.

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