Gioco
Cinque artificieri e tre ore di lavoro: la bomba è scoppiata
Prima il despolettamento in via Vecchia Pratese, poi l’esplosione controllata all’ex campo volo: Pistoia è salva
PISTOIA. Il maresciallo Antonio Pinto e il sergente maggiore Gianfranco Barraco. Sono loro, del 2° reggimento Genio Pontieri di Piacenza, i militari che manualmente, cioè a mani nude, hanno svitato ciò che era rimasto della spoletta a chiusura della bomba da 250 libbre (equivalente a circa 113 chilogrammi). In gergo il despolettamento, un lavoro iniziato alle 11,32 in punto (una volta che gli ultimi due treni sono arrivati in stazione alle 11,15, scendendo 7 passeggeri da Viareggio e 3 da Porretta, e il primo convoglio è ripartito in direzione Firenze salendo 12 persone) e concluso alle 12,19.
VIDEO Il brillamento della bomba
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.13902166:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/pistoia-il-brillamento-della-bomba/65990/67402]]
Pinto e Barraco coordinavano la squadra di cinque artificieri che ha operato prima in via Vecchia Pratese, luogo del ritrovamento dell'ordigno (avvenuto il 14 luglio durante un intervento alle condotte di Publiacqua), e poi nell'area dell'ex campo volo, alle spalle dell'ospedale San Jacopo, dove la bomba è stata fatta brillare. Il capitano Pietro Pace osservava le operazioni dal quartier generale della protezione civile, in via Traversa della Vergine, zona Hitachi. Al tavolo istituzionale insieme a prefetto, sindaco e forze dell'ordine, c'era anche il colonnello Daniele Bajata, comandante del reggimento. Che ha detto: «Non esistono ordigni sicuri, nel caso di Pistoia c'è poi un'ulteriore aggravante vista la spoletta danneggiata, ed è un altro motivo di apprensione con i miei uomini che operano a stretto contatto con la bomba».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.13897306:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2016/07/31/news/bomba-operazione-riuscita-lo-scoppio-controllato-nel-primo-pomeriggio-1.13897306]]
Ed è stata in effetti questa la difficoltà maggiore affrontata in via Vecchia Pratese dal gruppo di artificieri guidati dal maresciallo Pinto, un militare da 26 anni a Piacenza, con un'attività di bonifica iniziata nel 1987 e con circa 1.200 interventi all'attivo sul suolo nazionale (gli ultimi in Toscana sono stati a Carrara, anche in quel caso furono evacuate 17.000 persone, e a Orbetello). Perché la spoletta era stata tranciata dalla ruspa di Publiacqua, rischio inconsapevole ma altissimo: la bomba in quel momento poteva infatti esplodere e fare parecchi danni. Apprensione giustificata per il Genio: i militari hanno dovuto operare come detto a mani nude su un ordigno che conteneva 30 chilogrammi di tritolo.
Pinto e Barraco hanno svitato con certosina delicatezza la spoletta incastonata nel congegno, hanno estratto poi il precursore e il detonatore interno che, in termini militari, era stato "battuto", ovvero con la "massa battente" che si trovava libera. Per un puro caso l'ordigno non è scoppiato il 24 ottobre 1943, quando un aereo della Royal Air Force, l'aviazione inglese, lo sganciò su Pistoia con obiettivo la distruzione della stazione ferroviaria.
«Abbiamo rispettato i tempi che ci eravamo imposti, stimati in sessanta minuti totali, ma senza poter superare l'ora e mezzo - ha spiegato Pinto - ma è stato un lavoro particolarmente complesso proprio per la posizione in cui si trovava la spoletta, che è stata amputata di netto dal mezzo utilizzato per gli scavi. Normalmente, infatti, per il despolettamento lavoriamo da remoto, da una distanza minima di 200 metri, posizionando delle protezioni tra noi e la bomba, su cui incastoniamo una cosiddetta chiave a razzo, che con un particolare meccanismo facciamo ruotare per svitare la spoletta. Oggi (ieri, ndr) questo non è stato possibile, per ciò consideriamo l'operazione molto complessa».
Ma tutto è andato per il meglio, e poco prima di mezzogiorno e mezzo l'esplosivo si è mosso dalla piccola buca di via Vecchia Pratese, in cui era protetto da un paio di settimane. Il Genio Pontieri l'ha montato su un furgone verde dell'esercito, adagiandolo su sei sacchi di sabbia, guardato a vista, per evitare qualsiasi balzo e sussulto provocato dall'asfalto. Dal luogo del ritrovamento è così partita una colonna di mezzi: due furgoni dell'esercito e diverse pattuglie di polizia, carabinieri e vigili del fuoco. Il convoglio si è quindi diretto nella zona dell'ex campo volo, attraversando il raccordo e passando davanti all'ospedale cittadino.
Qui è stata avviata la seconda fase per la messa in sicurezza della bomba (e di Pistoia), che in sostanza è durata in tutto oltre due ore. Ovvero il brillamento. Ma prima un intoppo (l'unico, a dire il vero, della lunga mattinata): durante lo scavo della buca profonda 4 metri, dove poi è stato fatto saltare l'ordigno, è stato trovato un cavo di corrente a bassa tensione, forse a servizio dell'Hitachi. I tecnici dell'Enel sono dovuti così arrivare d’urgenza sul posto per disattivarlo. Risolto l’inghippo, le operazioni sono quindi proseguite. Queste le ultime fasi del disinnesco: prima l’ordigno è stato posizionato nella fossa e adagiato su alcuni sacchi colmi di sabbia, dopo (una volta che l’area è stata completamente evacuata, anche dai cronisti) gli sono stati applicati 10 chilogrammi di esplosivo plastico, collegati a due micce azionate da un detonatore elettrico. Un camion di terra, parcheggiato vicino, si è mosso per ricoprire la voragine con il suo carico. Gli artificieri del Genio si sono allontanati. Attimi veri di tensione. Infine il botto controllato. Conclusione operazioni (dopo la bonifica) ore 14,50, così cita il rapporto. Saluti alla bomba. Pistoia è salva.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.13901842:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13901842:1652259411/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
