Toscana
Pistoia, è il giorno della bomba. Il problema: la spoletta è danneggiata
L’operazione resa più delicata dal fatto che il mezzo di Publiacqua ha tranciato una parte della sicura. Tutto pronto, comunque, per il maxi esodo
PISTOIA. Erano le 14,45 del 14 luglio quando gli operai di una ditta che eseguiva lavori di scavo in via Pratese per conto di Publiacqua, con una benna, sono andati a urtare contro un pesante oggetto metallico. Non si trattava di un tubo dell'acqua, come hanno pensato in un primo momento, ma di un ordigno bellico di 250 libbre lanciato dall'aviazione inglese durante il bombardamento della notte del 25 ottobre 1943.
LA SPOLETTA DANNEGGIATA
Quello è stato il momento più rischioso dell'intera operazione-bomba, che questa mattina avrà il suo momento decisivo e finale, con la neutralizzazione dell'ordigno e il suo brillamento nell'area del campo di volo. A dirlo è il capitano Pietro Paci del secondo reggimento Genio Pontieri di Piacenza, impegnato oggi a Pistoia nelle operazioni per l'intera mattinata. «La ruspa ha danneggiato la spoletta, troncandone una parte - ha detto Paci durante l'ultimo sopralluogo in via Pratese - In questo modo è stata vanificata la possibilità di intervenire a distanza e questo significa che dovremo agire a mani nude. E questo è, indubbiamente, il secondo momento rischioso di tutta l'operazione bomba dal suo ritrovamento fino al brillamento. Un po' di rischio c'è, anche se sono operazioni che i nostri artificeri sono abituati a compiere con una certa frequenza, perché non si sa mai in quali condizioni può essere un ordigno precipitato più di settant'anni fa».
CHI SONO GLI ARTIFICERI PROTAGONISTI
La squadra di artificeri impegnata questa mattina è composta da cinque persone, ciascuno dei quali incaricato con un compito ben preciso. L'uomo che, materialmente, dovrà neutralizzare la spoletta, seppure con l'aiuto di almeno un altro militare, è il maresciallo luogotenente Antonio Pinto, il più esperto e militarmente più anziano del gruppo: sarà il caponucleo degli artificeri impegnati questa mattina. «Ci sono diverse tecniche di neutralizzazione di un ordigno - spiega ancora il capitano Paci - Se si tratta di una bomba bellica risalente all'ultimo conflitto mondiale, quella più comune è a distanza attraverso un apparecchiatura che non è ancora un robot. Quest'ultimo viene utilizzato solo per gli ordigni artigianali ed improvvisati, per esempio in caso di sospetti attentati terroristici».
Il Genio Pontieri di Piacenza, guidato dal colonnello Daniele Bajata, è spesso chiamato per rimuovere ordigni bellici inesplosi. L'ultimo caso fu quello del 1 marzo scorso ad Ardenza, nel comune di Carrara, dove la bomba era circa il doppio di quella ritrovata a Pistoia: 500 libbre. Sempre in Toscana, il primo agosto di un anno fa i militari piacentini furono impegnati ad Orbetello per una bomba di ben 1.100 libbre.
VIDEO Il grande esodo: le cose da sapere
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