Il Tirreno

Pistoia

«Avevo 7 anni e ho conosciuto la morte»

di Alessandra Tuci
«Avevo 7 anni e ho conosciuto la morte»

Renzo Corsini il 24 ottobre del 1943 viveva con la famiglia in via Erbosa e davanti alla sua casa le bombe fecero due vittime

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PISTOIA. Di quella notte, datata 24 ottobre 1943, ricorda il cielo illuminato come in pieno giorno, nonostante fosse già la mezzanotte. E le urla del padre, terrorizzato, nella speranza di mettere al sicuro la propria famiglia. Fu il bombardamento più massiccio nella nostra città e fece 157 morti.

Renzo Corsini aveva solo 7 anni, ma i suoi ricordi sono nitidi nella sua mente come se quella notte lui, oggi presidente dell'Anpi di Pistoia sezione centro, la rivivesse ogni giorno. Il cappellino che calca sulla testa, le scarpe e la tuta da ginnastica che indossa, la maglietta dell'Avanguardia calcio di cui è presidente da 63 anni, non bastano a nascondere una vita poco tranquilla, fatta di guerra, fame, otto interventi agli occhi e due tumori. Ma il suo sorriso sì. È ancora quello di un bimbo che si emoziona ancora raccontando la sua storia. In mano, un bastone con l'adesivo dell'Anpi e della bandiera italiana. «Perché l'Italia è quella creata dall'antifascismo, non quella del duce» commenta.

Nel '43, primo bombardamento sulla città di Pistoia, Renzo viveva con i genitori e la sorella Mara, di 11 anni più grandi di lui, in via Erbosa. Abitavano nella casa del vivaista Martino Bianchi, per il quale il padre di Renzo lavorava. Quella notte del 24 ottobre Pistoia fu "illuminata" dai bengala che scendevano attaccati a paracaduti americani, una sorta di bombe preparatorie ai bombardamenti veri e propri. «Non si poteva rimanere in casa, sarebbe stato troppo pericoloso -racconta Renzo- così il babbo ci portò fuori e ci sistemammo in una grossa buca con le spallette rialzate proprio a ridosso di un noce. La buca l'aveva fatta mio babbo nei giorni prima, proprio per la paura dei bombardamenti. L'esperienza della prima guerra mondiale lo aveva istruito. Sapeva che se fossimo rimasti in casa saremmo morti tutti». E le bombe caddero poco dopo. «L'impatto violentissimo sollevò un'onda di terra immensa e il tetto della casa fu spazzato via. Uscimmo dalla buca, era troppo pericoloso anche lì. Vidi arrivare due anziani: Primo e la moglie, esausta e terrorizzata. Presero il nostro posto nella buca, nonostante mio padre li avesse ammoniti del pericolo. Noi ci dirigemmo verso il Fagiolo». Intorno alle 4 e mezza finirono i bombardamenti. Renzo e la famiglia tornarono in via Erbosa. Ad accoglierli, uno scenario raccapricciante. «Vidi la morte per la prima volta. C'erano due cadaveri adagiati all'ingresso della casa: uno era della moglie di Primo. Non ce l'aveva fatta. La bomba era caduta proprio vicino alla grossa buca scavata dal babbo. Non solo: su un materasso, accanto ai due morti, c'era una donna ferita che urlava di andare a prendere sua sorella, rimasta sepolta sotto un grosso cumulo di terra. Mio padre prese una vanga e iniziò a scavare. Lei si salvò, mentre l'altra, la donna ferita, morì. Si chiamava Frosina».

Il resto, è ancora una storia fatta di fame e di sofferenza. «Vivemmo un anno in un podere da uno zio. Io e mia sorella dormivamo nel fienile. Lì rimanemmo fino all'8 settembre 1944, quando Pistoia fu liberata».

E dopo? «Dopo dovemmo ricostruire la nostra vita. La guerra era finita sì, ma tutto era distrutto. Allungavo le braccia in strada per avere del cibo. Eravamo pelle, ossa e occhi infossati». Per fortuna quei tempi sono passati e quella di domani dovrebbe essere solo un momento per ricordare con sollievo che da settantuno anni per fortuna in Italia non c’è più stato l’orrore di una guerra e la miseria che ne comporta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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