Sicurezza
Il Tar nega i danni alla Ladurner
I gestori dell’inceneritore avevano chiesto alla Provincia un risarcimento per lo stop del 2013
MONTALE. Voleva oltre 237.000 euro di risarcimento dalla Provincia la Ladurner, la società che gestisce l’inceneritore di Montale. Il tutto a causa dello stop – giudicato poi illegittimo – nei confronti della linea 1 dell’impianto dal 25 settembre al 9 novembre 2013, a causa di emissioni fuori parametri di ossidi di azoto. Ma il Tar della Toscana, a cui l’azienda aveva rivolto la richiesta, ha respinto la pretesa: la fermata imposta nel 2013 dalla Provincia sarà anche stata illegittima (come lo stesso Tar decise nel maggio 2014), ma la Ladurner non è stata in grado di dimostrare di averci rimesso dei soldi, per cui niente risarcimento a carico della Provincia.
La questione era stata sollevata nel 2015 dalla Ladurner (capogruppo dell’associazione temporanea di imprese che comprende anche la Hafner srl) e si è chiusa con la sentenza del tribunale amministrativo regionale che ha depositato la sentenza pochi giorni fa in segreteria.
L’antefatto è del settembre 2013, quando i controlli dell’Arpat consentirono di scoprire uno sforamento degli ossidi di azoto emessi dall’incenritore di Montale rispetto ai livelli consentiti. Il 25 settembre la Provincia di Pistoia emise un’ordinanza che bloccava la linea 1 dell’impianto (che di linee ne ha 3) e chiedeva conto dei superamenti ai gestori. L’ordinanza venne subito impugnata davanti al Tar, che ne concesse la sospensione e ordinò nuove misure. Queste ultime non trovarono niente di irregolare, per cui il 15 novembre la linea 1 dell’inceneritore venne riavviata.
Rimaneva il giudizio sul merito del ricorso della Ladurner, che il Tar emise il 30 maggio 2014, dando ragione all’azienda di gestione. Lo sforamento dei parametri ha certo prodotto un rischio per l’ambiente – dissero i giudici amministrativi – ma la Provincia ha sbagliato a non indicare, nella sua ordinanza, un termine finale previsto per la sospensione. Di qui l’illegittimità dell’ordinanza.
Forte di questa vittoria, Ladurner e socio hanno firmato un nuovo ricorso al Tar, chiedendo questa volta un risarcimento per i 47 giorni di fermo impianto per la linea 1 dell’inceneritore montalese. Una cifra quantificabile in 237.000 euro circa, più rivalutazione e interessi. In quei 47 giorni l’impianto aveva del resto funzionato a scartamento ridotto e Ladurner non aveva potuto accogliere ingenti quantitativi di rifiuti che sarebbero stati destinati all’incenerimento.
Il Tar, come detto, ha però bocciato la richiesta. Secondo i giudici, infatti, Ladurner non è riuscita a dimostrare che lo stop alla linea 1 ha prodotto una effettiva riduzione dell’utile (non del semplice fatturato, ma proprio dell’utile) dell’azienda. Non sono bastate le fatture emesse nei confronti del Cis, l’azienda di raccolta dei rifiuti che smaltisce all’inceneritore, né il bilancio con le cifre usuali del business targato Ladurner. Anzi, l’avvocato della Provincia ha sostenuto che nella pausa forzosa l’azienda di gestione ha fatto dei lavori di pulizia che avrebbe dovuto fare comunque. Insomma, niente danni materiali, e quindi niente risarcimento.
Fabio Calamati
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