Il Tirreno

Pistoia

Un orto biologico per aiutare migranti e senza fissa dimora

di Eleonora F

La nuova iniziativa di don Massimo Biancalani, a Ramini «Qui lavorano dei volontari e alcuni di questi ragazzi»

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PISTOIA. Un orto biologico nella terra dei vivai per aiutare migranti e senza fissa dimora. L'iniziativa arriva dalla parrocchia di Ramini che, da poco più di un mese, ha iniziato con le proprie forze e l'aiuto della gente a lavorare una parte dei 20mila metri quadri di terreno di proprietà della parrocchia stessa.

La chiesa di Ramini ha da tempo aperto le porte ai migranti, avviando un progetto di accoglienza: al momento ospita 11 persone. E infatti, una parte dei prodotti coltivati, saranno usati proprio per la sussistenza delle persone accolte, mentre un'altra parte sarà venduta al mercatino biologico del Gas (Gruppo di acquisto solidale) di Vicofaro, l’altra parrocchia seguita dal parroco di Ramini, don Massimo Biancalani.

Il ricavato verrà poi reinvestito nel progetto delle coltivazioni, e servirà per dare lavoro a migranti e senzatetto accolti nelle due parrocchie. Un progetto a sfondo sociale ed ecologico, avviato sfruttando una proprietà inutilizzata della chiesa, con l'impegno e il lavoro volontario dei ragazzi ospitati, della gente e degli ideatori: in particolare il parroco di Ramini e Vicofaro don Massimo Biancalani (noto in città per le iniziative di accoglienza di migranti e fedeli di altre religioni) e il coordinatore volontario Luciano Michelacci, coltivatore pistoiese e animatore del gruppo di acquisto solidale di Vicofaro.

«La parrocchia dispone di questi terreni da sempre - racconta don Biancalani - erano stati dati in affitto dal mio predecessore a dei vivaisti che poi li hanno lasciati, così ho pensato di destinarli a questo progetto». Sono circa 3.000 i metri quadri di terreno coltivati finora. Ma entro il prossimo anno dovrebbero essere messi a regime di produzione tutti i 20.000 metri quadri. «Al momento ci stanno lavorando volontariamente alcune delle persone accolte qui, mentre un vicino con il suo trattore si è offerto di lavorare il terreno, un altro signore di Ramini ci sta aiutando con l'acqua - spiega Michelacci - e con parte dei ricavi del mercatino Gas di Vicofaro abbiamo comprato degli attrezzi manuali, ma ci mancano ancora alcune attrezzature come un motocoltivatore, inoltre dovremmo fare un pozzo per l'acqua, se qualcuno vuole aiutarci».

Nel campo sono stati seminati per il momento cavoli, basilico, cicoria, zucchini, cetrioli, finocchi, fagioli. «Stiamo lavorando in maniera biologica ed ecologica questo terreno che non era coltivato da cinque anni, per produrre cibo sano, e aspettiamo di poter iniziare a lavorare il resto. Questi terreni vengono sottratti alla lavorazione industriale vivaistica e destinati invece all'agricoltura biologica».

Questa terra, oltre a rappresentare un segnale positivo per un possibile futuro riutilizzo dei terreni spesso impermeabilizzati dei vivai, una volta diventata produttiva, potrebbe creare posti di lavoro per migranti e senza fissa dimora accolti nelle due parrocchie. «Una parte dei prodotti verranno usati per far fronte al fabbisogno delle persone accolte, mentre una parte sarà venduta al mercatino del Gas di Vicofaro - spiega don Biancalani - il ricavato lo reinvestiremo nel progetto di accoglienza, servirà a finanziare l'esperienza stessa e a dare lavoro a questi ragazzi».

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