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Pistoia

Mirtilli, in troppi anticipano la raccolta

Mirtilli, in troppi anticipano la raccolta

I raccoglitori professionali: sanno che li vendono anche se meno maturi. E poi troppi personaggi strani in giro per i boschi

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ABETONE. Si avvicina la stagione della raccolta dei mirtilli e puntualmente si levano proteste e lamentele, sia per le date che danno inizio alla raccolte sia per il costo che si deve sostenere, ma anche per il modo di raccolta.

Prima dell’entrata in vigore della legge regionale era consentita la raccolta con rastrellino, che oggi è vietata ai “dilettanti”, e non erano state introdotte norme restrittive sulle quantità di mirtilli che si potevano raccogliere. Oggi a tutto questo pare si aggiungano anche altri fattori molto inquietanti: «Da un po’ di tempo c’è molta difficoltà a recarsi nei boschi perché non c’è più sicurezza. Mi sono più volte sentita minacciata da persone forse nemmeno troppo sobrie – dice Liliana Castelli, raccoglitrice abituale, in possesso dei permessi richiesti e di partita Iva – ho avvertito e fatto presente tutto questo alle autorità competenti. Inoltre ci sono altre cose che non vanno bene. Intanto la doppia apertura stagionale. Quando era regolamentata solo dalla maturazione del mirtillo e non da date prestabilite era molto meglio. C’erano i controlli e se venivi trovata con una percentuale elevata di mirtilli non maturi nel cesto venivi sanzionata. Era interesse di ogni raccoglitore prelevare solo i mirtilli maturi. Oggi molti li prelevano maturi e non, tanto li vendono ugualmente».

Un altro fattore ce lo riferisce Paolo Ferrari, guardia giurata responsabile della vigilanza di un’azienda agraria montana di oltre 1000 ettari: «Mi capita molto spesso di trovare persone, italiane e straniere, che raccolgono mirtilli nell’azienda, che ho il compito di vigilare, sia di giorno sia di notte senza che abbiano la nostra autorizzazione per farlo. Li invito ad allontanarsi, ma se non mi ascoltano devo chiamare altre autorità per far rispettare i diritti della proprietà. Il fatto che queste persone raccolgano rilevanti quantità di mirtilli, spesso anche prima che inizi il periodo adatto, fa sì che quelli che rispettano le regole rimangano a “bocca asciutta”. Questo non va bene. È necessario vigilare molto attentamente perché sono molti ad anticipare la data ufficiale di raccolta».

Abbiamo chiesto spiegazioni alla squadra di vigilanza ( alle guardie della ex Comunità montana, per intendersi) ora alle dipendenze dell’Unione dei Comuni montani Appennino Pistoiese che conoscono questi problemi a menadito. Hanno risposto che controllano il territorio tutto l’anno. Nel periodo che precede la raccolta, e durante la raccolta dei mirtilli intensificano l’attività proprio per prevenire certi fenomeni. «Controlliamo che i raccoglitori siano in possesso dei permessi richiesti. Quest’anno sarà ancora più dura perché di raccolta, data la scarsa maturazione dei mirtilli, sarà ritardata. L’anno scorso abbiamo rilevato diversi verbali». Va aggiunto, per completezza d’informazione, che il costo della raccolta nel demanio regionale è gratuita fino a 2 chili giornalieri. Altro è invece il discorso sui territori privati, dove il proprietario può far valere i propri diritti concedendo o non concedendo la possibilità di raccogliere e richiedendo o non richiedendo un compenso. La raccolta, per coloro che la fanno professionalmente non può superare il quantitativo di 70 chili giornalieri a persona. Non è difficile intuire che dietro il mirtillo c’è un cospicuo giro di denaro. Il prezzo di vendita al pubblico di un chilogrammo di mirtilli varia molto di anno in anno, spesso oscilla dai 6 agli 8 euro, ma può raggiungere anche i 12 euro.

Sauro Romagnani

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