Sicurezza
In sei vanno a giudizio per la Giostra del 2014
Proprietaria, preparatore e fantino di uno dei cavalli morti quella tragica sera accusati di maltrattamenti insieme a tre veterinari: a ottobre prima udienza
PISTOIA. Prenderà il via l’11 ottobre davanti al giudice monocratico Roberto Tredici il processo per i cavalli morti alla Giostra dell’Orso del 2014, dove due dei cavalli impegnati si infortunarono gravemente e dovettero essere abbattuti. Il sostituto procuratore Fabio Di Vizio, titolare dell’indagine, ha infatti firmato per tutti e sei gli imputati un decreto di citazione diretta a giudizio per il reato di maltrattamento di animali, aggravato dalla loro morte.
Secondo la procura, i responsabili di quelle morti furono i tre veterinari che componevano la commissione impegnata quella sera in piazza, nonché proprietaria, preparatore e fantino di uno dei due cavalli. Si tratta delle stesse sei persone alle quali, quasi un anno fa, fu inviato l’avviso di chiusura delle indagini. Si tratta di Riccardo Rinnovati, 31 anni, veterinario di Arezzo e presidente della Commissione medica veterinaria della Giostra 2014(difensore Raffaello Giorgetti); Valentina Vagheggi, 36 anni, anch’essa veterinaria residente ad Arezzo, componente della commissione (difensore Maurizio Bozzaotre), così come Alessandro Spadari, 54 anni, veterinario di Bologna (difensori Umberto Pierpaoli e Pier Nicola Badiani); Claudio Bartoletti, 54 anni, pistoiese e preparatore di “Golden Storming”, il cavallo del Drago che si infortunò per secondo in quella tragica giostra; Sara Bolognini, 34 anni, pistoiese, proprietaria del cavallo; Giacomo Cresci, 34 anni, di Pistoia, fantino di “Golden Storming” (tutti e tre difesi dall’avvocato Benedetta Berardinelli).
Di fronte agli imputati ci saranno degli affollati banchi delle parti civili: hanno infatti chiesto di costituirsi ben sei associazioni, a partire dall’Enpa di Pistoia (rappresentata da Rossella Ghelardini), per continuare poi con l’Enpa nazionale (presidente Carla Rocchi), la Lega antivivisezione (Lav), rappresentata dal presidente Gianluca Felicetti, la Horse Angels Onlus di Cesenatico (rappresentata da Roberta Ravello), Federfauna (Massimiliano Filippi), associazione Nibbio Alato di Siena (vicepresidente Silvia Semplici).
L’accusa per tutti e due i cavalli abbattuti è la stessa, maltrattamenti: ma le vicende che saranno esaminate nel processo sono molto diverse, come rivelano i capi di imputazione.
Per la morte di “Oracle Force”, il primo cavallo ad infortunarsi, infatti, la ricostruzione della procura si focalizza su un punto: la circonferenza troppo ridotta della parte finale delle zampe anteriori. Il regolamento della Giostra proibiva di far scendere in pista cavalli con zampe più sottili di 18 centimetri di diametro, e quelli di Oracle Force erano di 16,5 centimetri. Il diametro minimo era stabilito proprio per avere in gara cavalli in grado di sostenere le grandi sollecitazioni dovute alle strette curve della pista da percorrere in velocità.
Del fatto che sia sceso in pista un cavallo inadatto, dunque, secondo la procura sono responsabili la proprietaria, il preparatore, il fantino e il presidente della Commissione veterinaria.
Diverso il discorso per quanto riguarda il secondo cavallo, Golden Storming. Mentre i tre veterinari della Commissione erano alle prese con la procedura di eutanasia di Oracle Force, la gara fu fatta ripartire e toccò al secondo cavallo infortunarsi gravemente. Golden Storming fu fatto uscire dalla pista e, in attesa dei veterinari, portato nell’androne del Palazzo comunale, del quale furono chiuse le porte. Una soluzione di emergenza, ma certo non quella ottimale per tenere sotto controllo un animale pesante mezza tonnellata, furioso e spaventato e con una gravissima ferita alla zampa anteriore sinistra, che si era troncata di netto. I tre veterinari, quando arrivarono, ritennero indispensabile procedere subito all’eutanasia, iniettando al cavallo la dose letale di veleno mentre era ancora sveglio. La procedura veterinaria corretta sarebbe stata invece quella di praticargli tre iniezioni: una di calmante, una di narcotico, la terza del prodotto, il “Sanax” che provoca la morte per paralisi di cuore e polmoni. Invece quest’ultima iniezione a Golden Storming fa fatta mentre l’animale era ancora vigile. Di qui l’accusa di sevizie senza necessità a carico dei tre veterinari.
I sei imputati dovranno rispondere del reato previsto nell’articolo 544 ter del codice penale (maltrattamenti), che una legge del 2004 ha trasformato da semplice contravvenzione in delitto. Le pene previste vanno da 3 a 18 mesi di reclusione o da 5 a 30.000 euro di multa. La pena è aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell’animale, come – secondo il capo di imputazione – è avvenuto in entrambi i casi in esame.
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