Il Tirreno

Pistoia

Doping e pista inadatta escono di scena

Doping e pista inadatta escono di scena

Dall’inchiesta non emergono elementi a carico di due dei principali sospetti del giorno dopo

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PISTOIA. La dettagliata inchiesta della procura della repubblica (curata dall’ispettore Daniele Pieraccioni della Guardia forestale) un primo punto fermo sembra proprio averlo già messo: la pista di piazza del Duomo, al centro di mille polemiche nei giorni successivi alla terribile Giostra 2014, ne esce completamente scagionata.

Fu detto che era stata preparata con troppa fretta, che non c’era stato il tempo sufficiente a far consolidare lo strato di terra battuta, soprattutto per via del prolungamento dei concerti del Festival Blues.

Invece, almeno secondo le risultanze della procura, non è stata rintracciata nessuna responsabilità penale a carico di chi aveva la responsabilità dell’allestimento dell’anello in terra battuta. Ricordiamo che dopo i gravissimi incidenti, furono eseguiti dei veri e propri “carotaggi” della pista, per poter stabilire la sua idoneità o meno alla manifestazione.

Così come non sono state rintracciate responsabilità nel comportamento degli organizzatori della Giostra, a partire dal presidente del Comitato organizzatore Fabio Dolfi, che si trovò nella difficile situazione di dover decidere se far ripartire o meno la competizione dopo il gravissimo incidente a carico di Oracle Force, il primo purosangue caduto quella sera. Dolfi è stato sentito dagli inquirenti, ma non è mai stato indagato.

Infine, l’inchiesta ha consentito di eliminare un altro dei fantasmi agitati con insistenza nei giorni successivi alla morte dei due cavalli: la possibilità che i due animali fossero stati sottoposti a doping.

Anche con questa indicazione iniziò a lavorare il dottor Rosario Fico, che eseguì l’autopsia sui due cavalli, le cui carcasse erano conservate in una apposita cella frigorifera a Livorno fin dal giorno successivo alla manifestazione.

Ma la relazione che Fico ha poi rimesso nelle mani del pm Fabio Di Vizio non fa, evidentemente, cenno al possibile utilizzo di doping o, comunque, non in modo tale da collegarlo agli infortuni e alle morti dei due animali. Una circostanza che “riabilita” in qualche modo i rioni cittadini, accusati dopo la morte dei due cavalli, di comportamenti fuorilegge. Accuse che i rionali avevano sempre respinto, sottolineando invece l’amore per i cavalli, parte integrante della passione per la Giostra dell’orso.

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