Attenzione
Bardelli: per l’Apr chiesi un aiuto anche a Riccomi
PISTOIA. Roberto Riccomi, l’esponente socialista sotto processo per gli appalti manipolati a Pistoia, si occupò anche di far ottenere in tempi rapidi l’accredito della Regione per l’Apr, l’associazion...
PISTOIA. Roberto Riccomi, l’esponente socialista sotto processo per gli appalti manipolati a Pistoia, si occupò anche di far ottenere in tempi rapidi l’accredito della Regione per l’Apr, l’associazione nata dopo il “divorzio” dell’Aias pistoiese da quella nazionale, che l’aveva commissariata.
A ricostruire gli eventi di quell’aprile-maggio 2011, ieri mattina in tribunale, è stato direttamente Luigi Bardelli, timoniere prima dell’Aias e poi dell’Apr (e adesso della fondazione Maic). Bardelli è stato chiamato a testimoniare dalla difesa di Riccomi, che nel processo sugli appalti (il cosiddetto “Untouchables”) deve rispondere, insieme agli altri imputati, di associazione per delinquere, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti.
La Procura ha sempre evidenziato il ruolo centrale di Riccomi, visto come grande coordinatore dei traffici illeciti tra enti, tecnici pubblici e aziende private. La difesa, adesso, punta a mettere in rilievo che quello che ha sempre fatto Riccomi è di sviluppare contatti, cercare soluzioni favorevoli per chi lo contattava, senza chiedere direttamente soldi o altro per sé.
E in effetti Luigi Bardelli ha ammesso diverse volte – incalzato dal pm Francesco Sottosanti – di aver spesso parlato con Riccomi «perchè – parole sue – era molto interessato alle questioni della città». A Riccomi il presidente dell’allora Apr si rivolse per chiarire, tramite suo, alla Regione, la necessità che l’accredito attribuito all’Aias transitasse all’Apr, con l’allegato riconoscimento legale che consentiva di subentrare nelle convenzioni con l’Asl. Un passaggio fondamentale per la sopravvivenza dell’ex Aias. E Riccomi non solo si attivò, ma il 6 maggio 2011 fu lui ad avvertire per telefono Bardelli che la sospirata firma era stata posta. Bardelli, anche dopo aver riascoltato la telefonata intercettata, non ha potuto precisare se davvero quella notizia Riccomi fu il primo a dargliela o meno.
Bardelli e altri testimoni di ieri (l’esponente socialista Andrea Andreotti e l’ex presidente della Camera di commercio Rinaldo Incerpi) hanno confermato che Riccomi era uomo dai vasti contatti. Ma Andreotti, che si definisce suo amico, oltre che compagno di partito, ha garantito che Riccomi non si è arricchito con la sua attività politica, anzi che al momento «non se la passa bene». E un altro testimone, Federico Gorbi, ha rivelato che quando, nel 2012, si presentò candidato sindaco a Serravalle, alleato (tra l’altro) con i socialisti, Riccomi non cercò affatto di ostacolare la sua battaglia contro la discarica del Cassero, che era un tratto essenziale del suo programma politico. E questo nonostante che – come emerge dagli atti del processo – Riccomi fosse in stretti contatti con alcuni dei proprietari della società di gestione del Cassero, PistoiAmbiente, vale a dire gli imprenditori Vescovi e Rosi.(f.cl.)
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